Clark e Chapman in salsa romagnola

Gran Premio del Portogallo 1989, siamo nel pieno dell'era Senna vs Prost, anzi siamo all'inizio della fase più calda. Il dado è stato tratto qualche mese prima a Imola e adesso tra i due è solo un degenerare.
La gara è una sequenza di bandiere nere e speronamenti, di luce negli occhi e soste ai box completamente toppate; un bel casino a dir la verità.
Nel bel mezzo di tutta questa baraonda, quasi in silenzio, per un solo giro la macchina al comando della corsa cambia; per un solo giro, non di più.
Né Ferrari, né Mclaren, né Berger o Senna e nemmeno Prost o Mansell, bensi Pierluigi Martini da Lugo di Romagna, profonda Romagna, su Minardi, anche qui Romagna convertita in meccanica e passione.
Pierluigi Martini è uno che è sempre andato forte, un decano come Riccardo Patrese lo ha considerato come uno dei più grandi talenti che l'Italia motoristica abbia avuto. Pierluigi però va forte a patto che sotto il sedere abbia un qualcosa costruito e pensato dalle sue parti.
Lo sposti di un centinaio di chilometri, e la cosa non funziona più, vedi la sua esperienza con la Scuderia Italia. Lo rimetti alla guida di una Minardi e ridiventa quello che è sempre stato: uno con un gran piede e una sensibilità fuori dal comune.
Perché per arrivare ad essere al comando di una gara in una stagione come quella, con in giro lupi famelici del calibro di Senna e Mansell e Prost, Berger, Patrese, e farlo alla guida di una Minardi, la mattonella appoggiata al pedale dell'acceleratore bisogna avercela attaccata con la colla per forza.
Ecco perché, un po' come quei due là oltremanica, anche Giancarlo e Pierluigi sono stati una grande coppia.

Nessun commento:

Powered by Blogger.