Con Barrichello il Gran Premio era più bello

C'era una volta un pilota, uno che non ha mai fatto sfracelli intendiamoci, però il suo perché ce l'aveva.
Uno che le sue prime stagioni in Jordan aveva anche impressionato - non sto parlando della botta tremenda nelle prove a Imola nel 1994 - veloce sul bagnato, aggressivo, era uno dei giovani migliori si diceva, anche se in F3000 le aveva prese di santa ragione da quel Luca Badoer che tutt'ora macina chilometri a Fiorano peggio di un camionista.
Comunque era uno che non sfigurava, anzi, tant'è che in Ferrari - seguendo la politica del periodo Schumacheriano per cui l'altro pilota doveva essere uno tra il secondo e il secondo emmezzo a giro di distacco dal kaiser - si decisero a chiamarlo nel ruolo di grande amicone del tedesco.
Saggia idea a vedere poi i risultati: si fa persino fatica a contarli i campionati vinti in quel periodo tra piloti e costruttori; e questo certo anche grazie al suo contributo.
Era anche uno che ci teneva a tener su il morale della truppa. Ogni anno dichiarazioni bellicose e buone per aizzare le folle: quest'anno non ce n'è per nessuno, io sono qui per vincere e basta, non sono scudiero di nessuno, etc, etc... quanto a propositi c'eravamo sicuramente.
Poi inevitabilmente i Gran Premi passano per tutti, e soprattutto logorano tutti, macchine e piloti, tant'è che persino il tedesco accortosi che qualcuno in blu Renault poteva, e sapeva, batterlo decise di mollare il colpo.
Barrichello misteriosamente invece no.
Deciso a non lasciare il seggiolino, e grazie alle misteriose e munifiche volontà dei giapponesi, tuttora sbarca il lunario fra le piste del campionato del mondo, senza infamia e senza lode; tant'è che "Barrichello corre ancora in Formula 1?" potrebbe benissimo essere una domanda da “Chi Vuol essere Milionario”. Una delle prime due diciamo, forse solo la prima.
Tutto questo mi fa pensare a Riccardo Patrese, vicino al brasiliano nel numero di vittorie e nei Gran Premi corsi, che però ebbe la - non so come chiamarla, forza no, volontà nemmeno, coraggio non se ne parla, anche il brasiliano ne ha da vendere, e allora questa cosa lasciamola senza nome - dicevo ebbe la... di suggerire a se stesso che forse era meglio finirla lì.
Certo dopo che un giovane tedesco prese la macchina, giudicata inguidabile da lui, e abbassò il suo tempo di un secondo o poco più. Silverstone 1993.
Ma le cose vanno così; per tutti.

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