Due categorie nello stesso circuito: Donington 1993

A volte capita; pensi di accendere il televisore e gustarti un Gran Premio probabilmente molto bello visto che si corre a Donington, un nome che solo a pronunciarlo mette i brividi e, stando a quelli di "Italia 1", sarà una gara bagnata. Bene.
Chissà cosa succederà questa volta tra quel diavolo di Senna e quel gran tattico di Prost? Circuito toboga buono per la Formula 3 inglese, clima inglese, e vorrei vedere in Inghilterra, così dice De Adamich, mah! Chissà con le Formula 1 cosa succederà?
E allora ti metti davanti al televisore. Piove, come da previsioni di De Adamich - ma quanto parla questo? - e nessuno ha ancora inventato i 40 pollici schermo piatto e la televisione digitale dove se vuoi ammutolisci il commentatore e senti solo motore: qui si viaggia ancora a 28, se ti va bene, segnale analogico sgranato, e appunto Andrea De Adamich, Guido Schittone a perdifiato.
Comunque si parte, con le due Williams davanti. Però il francese, stavolta, non si è fatto infilare da nessuno, eccolo lì bello in testa, con il suo fido scudiero alle proprie spalle. Il resto del gruppo sgomita, ah , una Mclaren si incaglia nella sabbia della prima curva, sì, è quella di Andretti figlio, perché il vero Andretti rimane Mario.
Ma cosa succede adesso?
La telecamera allarga, anche parecchio direi, adesso il gruppone si avventa lungo la serie di esse in discesa, bel circuito niente da dire, ma qualcosa non funziona in questo televisore, perché quello che sto vedendo non è una cosa reale, è come se fosse intervenuta un'altra telecronaca a sovrapporsi a quella del Gran Premio: sì certo, Prost, Hill, anche Schumacher e il resto, un po' impediti dall'acqua a districarsi nel nebbione e nel traffico, e in sovrapposizione un'altra macchina, bianca e rossa, una McLaren, probabilmente un giro delle prove ufficiali, all'asciutto, senz'altro perché non si spiegherebbe la traiettoria completamente all'esterno e la facilità con cui scivola sul gruppo passando da quinto, a terzo, no adesso secondo, sì ma è semplicemente un parallelo, fatto bene per carità, perché adesso è dietro a Prost, e anche la prospettiva è pressoché perfetta... tant'è che al tornantino me ne accorgo, anche Prost se ne rende conto; è tutto vero.

Quel tizio alla guida della macchina bianca e rossa, aveva un casco giallo, e non c'erano santi che lo fermassero in certe situazioni; peccato sia morto in quel modo.



Ayrton Senna Donington 1993

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