Gran Premio d'Italia 1980 a Monza

Nel 1980, mi spostarono il Gran Premio di Formula 1 da Monza a Imola. Scrivo "mi" perché io, residente a pochi chilometri dall'Autodromo, ho sempre considerato quella gara poco più di una faccenda di famiglia.
Imola?!! Fu un'enorme delusione per miei ancora incoscienti tredici anni; peggio che qualsiasi Francesca dagli occhi blu che non ti fila nemmeno di striscio: questa era una faccenda ben più grave. Era come per un cattolico andare a San Pietro per l'Angelus e sentirsi dire che quella domenica mattina si traslocava tutti in Piazza Duomo; una roba così.
Ma, sempre con i miei incoscienti tredici anni, non mi scoraggiai, del resto non avevo mai assistito a una gara di quella serie: per cui andai lo stesso in sella alla mia Saltafoss all'autodromo per gustarmi anche quella gara sostitutiva.
Formula 2, prove e gara. Roba seria a quel tempo: piloti come Fabi, Gabbiani, Winkelhock, Henton, gente che pur di passare prima degli altri a ogni curva sfidava pagine e pagine di leggi fisiche.
E tra questi un pilota, poco conosciuto, che quel fine settimana sembrava volare sopra tutti: Riccardo Paletti.
Me lo ricordo ancora, forse perché portavamo la stessa montatura d'occhiale, forse perché ci sorrise quando ci avvicinammo alla sua March azzurra mezza smontata - nelle giornate di prove si poteva girare liberamente nei paddock e vedere tutto quel ben di dio di macchine e piloti per me era un'emozione buona per cancellare la delusione della Formula 1 perduta.
Comunque in mancanza di Piquet, Jones, Villeneuve e Patrese decidemmo di eleggerlo per un fine settimana a nostro eroe sostitutivo. Decisione azzeccata; perché quella domenica Riccardo diede la paga a tutto il gruppo e per noi, e il nostro immaginario automobilistico da nemmeno adolescenti, per un bel po' di tempo assurse ai livelli più alti di imbattibilità e coraggio.
E poi - puttana troia, puttana troia, puttana troia, perché va bene tutto, ma di fronte a certi avvenimenti l'unica cosa che viene da dire è questa preghiera un po' sul generis, niente di più - un bel giorno capitò anche a lui di esordire in Formula 1.
Montreal, Canada, 1982, tutte le macchine turbo là davanti e il resto dell'universo a remare dietro. Il quasi esordiente Riccardo Paletti, più indietro di tutti, penultima fila; nemmeno troppo male considerando cosa stringeva tra le mani.
Solo che una delle frecce là davanti, una di quelle che doveva partire e salutare tutti, Didier Pironi su Ferrari, si incarta stile neopatentato al semaforo, fermo, gli altri schizzano come da copione invece, il plotone sembra che riesca a schivarlo, sì, ormai ne mancano poche, le ultime, Guerrero lo tocca, meno male però, di striscio, ma una Osella scarta, nella direzione sbagliata...
E va bene che non sì è ancora trovato un modo decente per morire, nemmeno dopo migliaia di anni, ma così viene proprio voglia di continuare a recitarla all'infinito quella preghiera.

5 commenti:

Cristiano ha detto...

Ricordo sia quel G.P. d'Italia a Imola del 1980, io all'epoca avevo 10 anni, sia purtroppo il tremendo schianto di Paletti. Una sensazione da incubo nel vedere le immagini simile a quella del terribile primo giro di Monza 1978, la tragedia di Peterson dopo la carambola che coinvolse mezzo gruppo. Io invece non sto vicino a nessun autodromo, sto in Veneto, motivo per il quale il primo G.P. l'ho visto a Imola quando però era già il G.P. di San Marino il 1 maggio 1983. Gara mitica con la prima vittoria di Patrick Tambay sulla rossa dopo l'anno nero, il 1982.

acorba67 ha detto...

La mia prima gara è stato nel 1975.
Chiaramente GP Italia, ma credo di essere un po' più vecchiotto di te...
Ciao

Cristiano ha detto...

Io sono nato nel 1970. E tu?
Ciao

acorba67 ha detto...

Ciao, io sono del 1967... quindi non siano nemmeno troppo distanti.
Ho visto il tuo blog, ho paura che abbiamo in comune altre cose a parte la passione per i motori...

Cristiano ha detto...

Beh, mi fa piacere.
Ciao

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