Per una bomboletta


Probabilmente non avrebbe raggiunto gli stessi traguardi di chi poi lo ha sostituito, di questo possiamo praticamente esserne certi, anche perché di piloti così ne nasce uno ogni vent'anni, però qualche soddisfazione in più se la sarebbe potuta togliere.
Nel 1991, al volante della neonata Jordan, Bertrand Gachot si fa notare, e non sfigura di certo di fianco a una vecchia volpe dei circuiti come Andrea De Cesaris.
Succede però che, poco prima del GP di casa, Bertrand si trovi coinvolto in una discussione piuttosto accesa con un taxista inglese - niente di che in fondo, robe che capitano - ma il problema è che il nostro eroe ha la brillante idea di sfoderare il suo nuovo gingillo appena acquistato da qualche parte in Europa, e magari perfettamente legale in quella parte d'Europa. Si sa però, l'Inghilterra fa parte di un'Europa un po' tutta sua, e oltre alle Sterline e alla guida a destra, ha anche scolpito nel codice penale che le bombolette di spray urticante sono classificate come una vera e propria arma.
Tutti in tribunale quindi, e anche qui le cose si complicano. Non si capisce il motivo, ma il giudice prende il povero Gachot come capro espiatorio di tutti i mali della società moderna, e il pilota belga finisce dritto in carcere.
Quando la notizia arriva alle agenzie di stampa, nessuno riesce a collegare una bomboletta di spray a un soggiorno in carcere: a meno di non averla sparata diretta negli occhi del giudice, chiaro.
Partono le mobilitazioni dei colleghi e della stampa, persino interrogazioni al Parlamento Europeo.
Tanto per aggiungere sfiga alla sfiga a sostituirlo in Jordan non viene chiamata una pippa qualsiasi, uno per cui Jordan avrebbe rinnegato poi qualsiasi contratto pur di riavere in squadra Bertrand, no, no, arriva sì un pivello, ma che di nome Michael Schumacher. E Gachot quel seggiolino non lo vedrà mai più.
Dopo parecchi mesi riotterrà la libertà, ma ormai per colpa di quella bomboletta la sua carriera sarà rovinata per sempre.

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