Motivazioni tecniche


Uno va a pensare chissà che motivazioni tecniche, sportive, magari anche economiche, stiano dietro al trasferimento di un pilota top di Formula 1 da una squadra all'altra.
Chissà che trattative estenuanti e schiere di avvocati a confrontarsi per pagine e pagine di cavilli e opzioni contrattuali scritti in carattere Arial 1 su dodici pagine. Muletti a disposizione, priorità sulle novità tecniche, accordi predefiniti in caso di situazioni di classifica particolari, definizioni di prime e seconde guide.
Se poi parliamo del trasferimento di Alain Prost dalla Renault alla Mclaren alla fine della stagione 1983, facile che tutte, ma proprio tutte, questi dettagli siano contemplate.
Invece no.
Alain Prost se ne va dalla Renault per ritornare in Mclaren (che a posteriori è da giudicare come la migliore scelta della sua carriera) senza pretendere nessun status di prima guida, nessun favore rispetto al compagno di squadra Niki Lauda, e con un ingaggio di gran lunga inferiore a quest'ultimo.
Qualcosa non quadra.
E infatti, scava, scava, salta fuori una voce che spiegherebbe - prendiamola per voce quindi con tutti i dubbi del caso - il buon Alain sia scappato in fretta e furia dalla squadra francese per rientrare in Mclaren. E non centrano garanzie tecniche o progetti assenti o ruggini con tecnici e compagni di squadra, no, no.
Qui si parla di una motivazione vecchia come il mondo, qualcosa che ha a che fare con una storia tra il diretto interessato e la moglie di un alto dirigente della casa automobilistica francese.
Vero? Storia di bassa lega? Boh!
Comunque la cosa un po' sospetta pare.

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