La leggenda di Al Pease


Al 20 giro veniva doppiato per la quarta volta.
Protagonista di quella che sembra la stazione di una Via Crucis in versione motoristica è Al Pease, canadese, tre Gp all'attivo, tutti a casa sua, nel triennio 1967-1969, sempre al volante di una Eagle con motore Climax: bellissima macchina, ma che nelle mani di Dan Gurney ebbe ben altre fortune.
Già nel 1967 la prestazione non fu un granché: Jack Brabham vinse sulla distanza dei 90 giri; Al Pease si classifico, per modo di dire, a 43 giri, sì 43, non è un errore, alla media di 64,9 km/h. Certo la sua macchina non partì al momento del giro di lancio e i meccanici gli fecero perdere subito sei giri per cambiare la batteria, poi dopo un ennesimo testacoda sotto la pioggia sempre la batteria lo abbandonò ancora; ma lui non pensò nemmeno per un attimo di ritirarsi, no, se la fece a piedi sino ai box, recuperò un'altra batteria, ritornò alla macchina, la montò da solo, e ritornò in pista. Alla fine forse 43 giri di ritardo sono da considerarsi una mezza vittoria.
Ma fu nel 1969 che la sua gara si trasformò in un vero un incubo, per chi se lo trovò davanti e un po' anche per se stesso. In prova si prende 11 secondi dalla pole di Ickx, ma è 17° su 20; c'è gente che fa peggio di lui. La domenica la situazione si fa subito pesante, prima Silvio Moser, poi Beltoise, infine Stewart sono vittime delle sue traiettorie atipiche e dei suoi improvvisi blocchi stradali nel bel mezzo di una curva. Alla fine Ken Tyrrell non ce la fa più, va in direzione gara a protestare.
Al Pease viene fermato con la bandiera nera - per la cronaca, Stewart fu comunque sbattuto fuori, da Ickx però - e se vai a vedere negli annali, come causa del suo ritiro compare un "too slow" che a modo suo rimane un evento leggendario nella storia della Formula 1.

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