Senza rete


Pensi alla Formula 1 nel 1950 e ti scappa un sorrisino; ti vengono in mente quelle immagini un po' romantiche in bianco e nero, o quando va bene di un colore slavato e confuso. Macchine fumanti e dagli effetti limitati, comunque dalla velocità che nulla ha a che vedere con quelle raggiunte poi negli anni successivi.
Ma poi ti capita in mano il resoconto di una gara del campionato del mondo 1950, su un circuito non a caso, Spa, quello originale di 14 chilometri, quello che era secondo solo al Nurburgring in quanto a difficoltà. E allora tra i dati che saltano all'occhio - tipo i quasi 500 km di lunghezza della corsa, o il fatto che al via si presentino in 14 e comunque deve essere stata lo stesso una gran bella gara, o che tra il primo e il terzo tempo in prova ci siano quasi quattro secondi, robe così - c'è questo numero che va a finire che lo leggi, poi guardi la foto nella pagine, lo rileggi, e proprio non riesci a immaginare come diamine riuscissero.
300 Km/h; e non belli bloccati da cinture di di sicurezza a sei attacchi, collare Hans, tuta ignifuga, casco integrale, cella di sicurezza indistruttibile, e altri dispositivi di sicurezza che grazie a dio poi sono stati introdotti.
No! Farina, Fangio, Fagioli, Ascari; tutta gente che raggiungeva queste velocità seduta su un seggiolino senza nessuna protezione laterale o cintura di sicurezza, in maglietta, con un cappellino di pelle in testa, e se proprio volevano fare quelli che la sapevano più degli altri, con un bel paio di occhialoni.
300 Km/h; in quelle condizioni. Altro che senza rete.

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