Una poltrona per due, anzi tre.


Trentacinque gradi all'ombra e cinquantacinque in pista, probabile che qualcuno abbia anche tentato di misurare la temperatura dell'asfalto, così per fare quello che la sa più degli altri, e si sia visto esplodere il termometro in mano.
Argentina, 1955, piena estate sudamericana, come se non bastasse dalla Pampa soffia anche il Pampero; che sembra una filastrocca per bambini, ma invece è un vento bollente che ti asciuga il sangue. Per tenere in pista quegli affari devi remare di braccia ogni curva, stringere il volante fra le mani e piegare la volontà meccanica di quell'animale rombante che sbraita sotto di te; e non è uno scherzo.
In Argentina le corse erano una faccenda di passione e vita, c'era Fangio l'eroe nazionale, e per l'eroe nazionale tutto il popolo doveva contribuire alla vittoria.
Beninteso, probabilmente Juan Manuel Fangio avrebbe stravinto lo stesso quella gara, aiuto del popolo o no, visto il talento che possedeva e la Mercedes imbattibile che si trovava a guidare per quella stagione 1955. Però lui era uno che voleva vincere sempre, specialmente a casa sua, anche a costo di preparare il fisico per riuscire a sopravvivere - perché di sopravvivenza vera e propria si trattava - allenandosi e preparandosi per bere un solo litro d'acqua al giorno.
La gara si rivela sin dall'inizio come una corsa a eliminazione: Stirling Moss, fresco compagno di squadra dell'argentino in Mercedes, si ferma per svenimento da calore, parecchi altri piloti al limite del collasso fisico, e sfruttando il regolamento, si fermano ai box cedendosi in coabitazione la vettura. Le carrozzerie delle macchine arroventate provocano delle gran ustioni a molti.
E così se scorri la classifica finale, vedi tutta una serie di terne o coppie alla guida della stessa macchina: al secondo posto Gonzales-Farina-Trintignant, al terzo Farina-Trintignant-Maglioli, al quarto Hermann-Kling-Moss. Boh!
Ma c'è un nome in alto, prima di tutti gli altri, da solo: Juan Manuel Fangio; capace di sopravvivere con un solo litro d'acqua in quella fornace. Roba proprio d'altri tempi.

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