La vittoria impossibile


Quando ripartì dai box, nessuno ci avrebbe scommesso un bottone, nessuno, nemmeno i più fedeli e fiduciosi dei suoi meccanici; quasi sessanta secondi al posto di venticinque. Quella fermata era stata un disastro, e là davanti le due Ferrari di Hawthorn e Collins avevano costruito un margine di vantaggio più che rassicurante.
Nurburgring, 4 Agosto 1957, Gp Germania, a quel punto la corsa è ormai a metà gara, si aspetta solamente l'arrivo in parata delle due Ferrari, e Fangio con la sua Maserati obbligato ad accontentarsi del terzo posto.
Ma quella pista è pensata apposta per dividere in due le schiere dei piloti: da una parte i buoni piloti, dall'altra i Ringmeister, gli assi: e Fangio è uno di questa sponda.
9'25"6 il tempo che fa segnare al passaggio successivo alla fermata, un tempo che gli avrebbe fruttato la pole position, ma non basta: le due Ferrari hanno ancora una decina di secondi di vantaggio, e allora ci vuole una serie di giri miracolosi.
E quelli iniziano ad arrivare, uno dietro l'altro, implacabili, una trance agonistica che sborda nel paranormale, o lo sa solo dio cos'altro.
Mancano ormai pochi giri, Collins e Hawthorn stanno facendo anche loro tempi di tutto rispetto, ma ormai le due Ferrari sono nel mirino della Maserati 250 F di Fangio che segna un 9'17"4, 8 secondi meno di quello si pensava fosse già un giro al di là di ogni ragionevole limite umano. E allora sì che anche ai box iniziarono a pensare che certe cose possono accadere veramente.
Prima Collins a due giri, poi Hawhtorn al penultimo; la Maserati di Fangio passa entrambi, e la vittoria impossibile, il capolavoro assoluto, quello da raccontare ai nipoti, e che i nipoti se la prenderanno a morte se qualcuno non glielo racconterà, è realizzato.
Da vero Ringmeister.

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