L'orecchio di Behra


Lottò per una vita intera Jean Behra, indomito e mai sconfitto, e per questa sua caratteristica diventò l'idolo di una generazione intera a dispetto del numero di successi non certo a livello di tanti altri piloti della sua epoca.
Behra iniziò a correre in motocicletta, un percorso comune a tanti altri grandi, solo successivamente passò alle auto. Gli anni cinquanta lo videro sempre fra i protagonisti; guidava vetture Sport e monoposto, e vinceva anche, al volante di Gordini, Maserati, Mercedes, Ferrari, ma mai in gare valevoli per il campionato del mondo di Formula 1. Quello fu probabilmente il suo grande cruccio.
Nel 1955, anno funesto per le corse automobilistiche, ebbe un grave incidente al Tourist Trophy, e in seguito a questo perse un orecchio. Lo sostituì con una protesi, e più di una volta qualche suo commensale si trovò nel piatto un macabro oggetto. Era uno scherzo che lo faceva divertire parecchio.
Il 1959 lo vide in Ferrari, ma quel matrimonio non durò molto. Nel GP di Francia dello stesso anno a Reims, ebbe una lite piuttosto accesa con il DS di allora Romolo Tavoni, discussione in cui partì anche qualche cazzotto tra lui e il direttore sportivo Ferrari - Jean Behra era convinto che qualcuno all'intero del team stesse complottando contro di lui - e per questo fu immediatamente allontanato dalla squadra.
Fu la sua ultima corsa in Formula 1. Ma lui non poteva certo saperlo; non si perse d'animo, non era proprio il tipo da lasciarsi scoraggiare da uno scambio di opinioni ai box, anche se un po' vivace.
Un mese dopo si presentò al GP di Germania sul circuito dell'Avus, una pista da 280 Km/h di media, per correre in una corsa di contorno al volante di una Porsche modificata. Morì uscendo di pista sull'asfalto umido affrontando la spaventosa curva sopraelevata di quel circuito, andando a sbattere prima con un pilone e poi contro una torretta di cemento che durante la guerra era servita alla contraerea. Ci volle giusto quel muro per piegarlo.

Nessun commento:

Powered by Blogger.