Non solo scaramanzia


Qualche decennio fa la numerazione delle auto in Formula 1 era determinata da criteri abbastanza empirici. I numeri venivano assegnati a ogni gara sulla base dell'ordine di iscrizione del concorrente all'evento, così un pilota finiva praticamente per avere un numero diverso ogni volta. Non esisteva nemmeno il criterio di assegnazione del numero uno al campione del mondo, introdotto dal 1974.
Ovviamente anche in questa situazione di estrema variabilità i piloti finivano con l'avere una preferenza per un particolare numero. Scaramanzia? Semplice consuetudine?
Tanto per fare un paio di nomi, sia Stirling Moss che John Surtees avevano una particolare predilezione per il numero sette. Tanto per non farne altri extra Formula 1, in Moto Gp sono più quelli con il numero preferito e intoccabile che quelli che si pigliano un numero senza pensarci troppo.
Ritornando a John Surtees, nell'ambiente si sapeva benissimo quanto fosse affezionato al numero sette, e quando a Spa nel 1966 si vide quel numero applicato sulla macchina del suo compagno di squadra Bandini, e non sulla sua, fu facile capire come per lui il tempo in Ferrari stesse per concludersi e che l'allora direttore sportivo del team modenese, Eugenio Dragoni, avesse già preso una decisione a proposito.
Big John comunque, corse con il numero sei e vinse quella sua ultima gara in Ferrari - alla faccia di ogni scaramanzia - e la gara successiva si presentò alla guida di una Cooper Maserati.

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