Crash test


L'inizio della carriera di John Watson è di quelli che avrebbe scoraggiato chiunque. Non per questione di risultati, o lentezza in pista, ma per qualcosa di molto, molto, doloroso.
A Rouen nel 1971 durante una gara di Formula 2 si sgonfia una gomma e finisce fuori pista; risultato, gamba rotta, e per rimettersi in sesto sono necessari un chiodo e tre mesi di rieducazione.
Nel 1973 durante la Corsa dei Campioni a Brands Hatch ha la possibilità di guidare la nuova Brabham Bt 42. Durante un giro veloce però gli si blocca l'acceleratore e finisce fuori strada: macchina distrutta e altra gamba fratturata. Questa volta sono sei i mesi di immobilità ed è necessario un altro pezzo di ferro nelle ossa.
Chiunque a quel punto si sarebbe fatto un esame di coscienza, una cosa del tipo: ma è proprio questa la mia strada? Di sicuro la solidità delle sue gambe era stata testata a sufficienza, ma per quanto riguarda le altre qualità che uno deve possedere per proseguire nel mondo della Formula 1?
John Watson è un irlandese di quelli tosti, e non si perde d'animo. Riprende a correre, non in squadre di primo piano, ma è lesto a sfruttare le occasioni, e riesce a vincere la sua prima gara in Formula 1 nel 1976 a Zeltweg alla guida di una Penske.
Per scommessa si taglierà la barba che da sempre l'aveva contraddistinto, e da lì in avanti la sua carriera decollerà definitivamente. Ma quanta gavetta; e soprattutto che dolore.

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