Voglia di vincere


Dopo di lui, Alberto Ascari, per noi intesi come abitanti dello stivale italico, dal punto di vista piloti in Formula 1 è stato il nulla, o quasi. Buoni piloti parecchi, ma l'asso, quello vero, quello capace di vincere e di continuare a vincere, non si è più visto.
1951, Gp d'Italia a Monza, Ascari corre con la Ferrari 4500 aspirata, con quel bisonte di motore non ce la fa a finire la gara con un solo pieno, deve fermarsi ai box per fare rifornimento; e scordiamoci pure attacchi di sicurezza e scene da fantascienza sul tipo degli attuali pit stop. Dietro di lui Fangio con la sua Alfa lo sta inseguendo.
Durante il rifornimento di punto in bianco il tubo che immette la benzina dal serbatoio si imbizzarrisce; attacca a dimenarsi nell'aria distribuendo combustibile addosso a tutto e tutti nel raggio di una decina di metri. Uno in particolare rimane vittima di quella doccia anomala: Ascari, in maglietta e cuffietta di pelle.
A questo punto viene naturale pensare a un fuggi fuggi generale di meccanici e piloti e chiunque si trovi nei paraggi; l'abbiamo vista parecchie volte negli ultimi decenni una situazione del genere.
No, Alberto Ascari sembra non essersi accorto di nulla, riparte subito, senza nessuna esitazione, fradicio di benzina da capo a piedi. E' davanti a tutti, e la gara deve finirla in quella posizione.

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