Tanti auguri Niki


Adesso che è invecchiato è diventato persino sincero e schietto. Anni fa dalle nostre parti di lui si parlava con toni completamente diversi.
Come è più di ogni eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali ha fatto incazzare l'Italia intera quella mattina di ottobre del 1976, quando si fermò ai box, scese dalla sua Ferrari 312 T2, e rifiutando ogni possibile copertura e scusa, ammise a se stesso e al mondo che correre in quelle condizioni per lui non aveva senso.
E me la ricordo ancora quell'alba, io e la mia manciata di anni speranzosi, eccome se me la ricordo, con il bianco e nero che quando pioveva in tivu non distinguevi una Lotus da una Ferrari, e Mario Poltronieri che al solito nemmeno lui sembrava riuscire a raccapezzarsi.
Ma ha anche lasciato l'Italia intera a bocca aperta, quando dopo una ventina di giorni, in una condizione che definire pietosa è riduttiva, dopo essere uscito per miracolo da un inferno dalle parti di Adenau, si infilò di nuovo il casco per correre il Gran Premio d'Italia a Monza e arrivare quarto. Quarto, non la bella statuina.
Per questo, anche se in ritardo di un giorno, faccio i miei personali auguri a Niki Lauda, mio eroe infantile, che a suo modo in quella mattina d'ottobre mi fece intuire parecchie cose della vita, anche senza parlarmi.
E chi vuole si aggreghi pure.

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