Non è sempre verde speranza


A Indianapolis la superstizione segue regole un po' anomale; da che mondo è mondo il verde è associato alla speranza, con tanto di detti popolari e quadrifogli a testimoniare la veridicità della faccenda.
Sull'ovale dell'Indiana invece tutto quello che è verde viene visto come, se non peggio, di un gatto nero che il giorno del Memorial Day si fa una passeggiata sulla linea di partenza.
E per decenni la cosa andò avanti, ben salda nel tessuto rituale della corsa più famosa d'America. Sennonché Teo Fabi nel 1983 fece una pole strabiliante al volante di una March sponsorizzata Skoal-Bandit, dalla livrea bianca, ma soprattutto verde.
In parecchi iniziarono a pensarla diversamente, e addirittura qualche anno dopo, nel 1992, Roberto Guerrero al volante di una Lola sponsorizzata Quaker-State, anche questa con un bel verde dominante nella livrea, piazzò un'altra pole di quelle da rimanere a bocca aperta.
Basta, uno avrebbe potuto pensare, la superstizione è sconfitta.
No invece.
Guerrero il giorno della gara ebbe la disavventura di uscire di strada durante il giro di ricognizione. Una cosa mai, o quasi, vista da quelle parti.
E quindi che si fa? Ci si crede ancora o no?
Qualche anno dopo Tony Bettenhausen convinse gentilmente Stefan Johansson a modificare il colore della foglia stilizzata sul proprio casco da verde a blu. Meglio andare sul sicuro.

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