Tragico addio


La storia della Honda in Formula 1 è fondamentalmente una serie di toccate e fuga diluite nel tempo.
Lo schema è stato applicato per la terza volta alla fine della stagione scorsa. I motivi di quest'ultimo addio li conosciamo tutti, e credo che in fondo siano stati più che condivisibili. La faccenda che la Brawn Gp stia facendo sfracelli adesso sta solo a significare che in fondo le macchine da corsa si possono fare anche con i soldi giapponesi.
Nel 1968 la Honda interruppe il primo tentativo di sbarco in Formula 1 in parte a causa della mancanza di risultati, in parte per la morte del pilota ufficiale Jo Schlesser.
Per la stagione 1968, dopo aver vinto alcune corse nelle stagioni precedenti con Ghinter e Surtees, la Honda decide di sbalordire con un modello - la Ra 302 - che rompe parecchi schemi nella filosofia di progettazione delle Formula 1.
Leggerissima, molto potente - 380 Cv, che all'epoca era roba da fantascienza - telaio in magnesio e motore raffreddato ad aria. All'esordio in pista, A Rouen nel Gp di Francia del 1968, parecchi dettagli però suscitano perplessità. Il radiatore dell'olio è posto davanti alle gambe del pilota, e i raccordi al motore sono posizionati esternamente alla vettura.
Surtess, prima guida, non vuole guidarla. Nelle mani di Jo Schlesser la macchina si qualifica in penultima fila; non proprio quello che ci si aspettava.
In gara, sotto la pioggia, le cose vanno poi decisamente peggio.
Jo Schlesser esce di strada nelle prima fasi di corsa, la macchina prende fuoco immediatamente. Il pilota non ha scampo.
Per i vertici Honda è un disastro, l'accusa che viene mossa alla casa giapponese è quella di aver utilizzato per il telaio un materiale - il magnesio - considerato infiammabile.
Si ritira la monoposto, e a Monza, in occasione del Gp d'Italia dello stesso anno, la Honda si presenta con un monoposto modificata senza telaio in magnesio. Ma ormai la decisione di abbandonare la Formula 1 è stata presa.
Si ripresenteranno nei primi anni ottanta come fornitori di motori, con gioie e dolori ben diversi.

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