Diagnosi creativa


Su quel muretto parecchi ci hanno lasciato il segno: da Patrese, a Berger, Alboreto. Poi Senna ci lasciò qualcosa di grosso e nessuno affrontò più la curva del Tamburello con il fiato sospeso.
Piquet siglò la propria firma al muretto del Tamburello in un venerdì pomeriggio del 1987. La sua Williams si stampò sul muretto e per lui ci furono attimi di paura.
Per fortuna le conseguenza non furono granché: uno stato confusionale, una caviglia gonfia e il ricovero precauzionale all'ospedale di Bologna.
Passato il sabato in osservazione, e non essendoci ormai più nulla da vedere, la domenica mattina Nelson vuole correre. Si presenta al medico delegato della FIA con la ferma intenzione di calarsi nell'abitacolo della sua Williams.
Il medico, Sid Watikins, è assolutamente convinto di non concedere nessuna deroga. Sa però che non sarà facile, anche perché Ecclestone sembra intenzionato a non voler privare la corsa di uno dei suoi protagonisti principali.
Piquet insiste con il suo solito stile un po' canzonatorio. Il medico allora punta il dito sul piede di Nelson scalzo a causa del gonfiore alla caviglia.
- Non puoi, sei in stato confusionale, ti sei persino dimenticato di metterti una scarpa.
- Non l'ho messa perché ho la caviglia gonfia.
- Infortunio alla testa o alla caviglia, non mi importa, comunque infortunio rimane, tu non corri.
E Piquet, volente o nolente, non correrà.

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