Calibro infinitesimale


Molto meglio di tanti strumenti di misura e telemetrie odierne: A.J. Foyt.
A Indianapolis vince 4 volte, vinse anche parecchio nelle corse dirt track americane, riuscì persino a portarsi a casa una delle edizioni più leggendarie della 24 Ore di Le Mans; quella del 1967 in coppia con Dan Gurney.
A.J. Foyt aveva una testa un po' tutta sua, ma quando si trattava di assettare una macchina per farla girare forte - e per forte si intendono certe velocità raggiunte sul catino dell'Indiana - non era certo secondo a nessuno.
Durante una sessione di quattro giorni test a Daytona in preparazione della 24 Ore di Le Mans del 1967, Foyt subentra a Bruce Mclaren alla guida della Ford Mk IV. Mclaren scenda, parla con i meccanici e con A.J, si lamenta della maneggevolezza della vettura.
Foyt sale un volante, parte, guida sino alla fine della pit-lane, e poi torna subito indietro, senza nemmeno entrare in pista. Scende e sfilandosi il casco pronuncia una sola parola: "Stagger".
Tanto per chiarire "stagger" è un termine tipicamente americano che descrive uno stratagemma molto in voga negli USA per migliorare la stabilità della macchina sugli ovali, e che consiste nel montare le gomme all'esterno più larghe di quelle interne.
I gommisti presenti si scambiano un sorriso. Foyt invece insiste:
"Stagger."
I meccanici allora per risolvere la disputa misurano le dimensioni delle gomme. E pazzescamente trovano che le gomme pur essendo dello stesso modello presentano un centimetro di differenza in larghezza tra quelle esterne e quelle interne.
E senza nemmeno entrare in pista.

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