Quando è il pilota a fare la differenza



La Ferrari F310 del 1996 - l'ultima di John Barnard prima dell'arrivo dell'accoppiata Ross Brawn e Rory Byrne, che sfornerà capolavori a ripetizione - non era granché competitiva. Vinse sì tre gare in quella stagione, ma un paio di quelle vittorie, se non tutte e tre, furono dovute esclusivamente al manico del tedesco campione del mondo Michael Schumacher.
Una su tutte quella in Spagna dove sotto un diluvio spaventoso Schumacher distribuì manciate di secondi, praticamente minuti, a tutti gli avversari.
Le protezioni laterali, rese obbligatorie dal regolamento penalizzavano l'aerodinamica della F310 - al solito un paio di team inglesi, Williams e Jordan su tutte, riuscirono a interpretare meglio il regolamento e a non autoinfliggersi quei rigonfiamenti inutili - e soprattutto il raffreddamento del motore.
E il problema fu da subito molto evidente, in particolare nelle prime gare del campionato, tanto che ai due piloti della scuderia, Schumacher e Irvine, venne richiesto un supplemento di professionalità. Vennero invitati, loro malgrado, a piegare la testa in rettilineo per permettere alla quantità maggiore d'aria possibile di raggiungere il V10 Ferrari.
Quando si dice che è il pilota a fare la differenza.

Nessun commento:

Powered by Blogger.