Della stessa pasta

Fra i due, Enzo Ferrari e Luigi Chinetti, poi si instaurò un rapporto di fiducia e rispetto reciproco, ma gli inizi non furono dei migliori.
Luigi Chinetti, prima di diventare importatore ufficiale negli USA per la casa di Maranello, ebbe una carriera di pilota decisamente brillante. Il suo capolavoro rimane la 24 Ore di Le Mans del 1949, la prima dopo la guerra, vinta su una Ferrari, e affrontata contro tutto e tutti. Persino contro Enzo Ferrari.
Chinetti, finita la seconda guerra mondiale, si presentò da Enzo Ferrari chiedendo due macchine, meccanici, e un paio di piloti che insieme a lui avrebbero partecipato alla 24 Ore di Le Mans del 1949: secondo Chinetti all'appuntamento la Ferrari non poteva mancare, ma il vecchio non volle saperne. I suoi obiettivi erano altri; Monza e le corse in Italia prima di tutto. La discussione raggiunse toni accesi, e alla fine quello che Enzo Ferrati concesse fu solo due meccanici; non di più.
Luigi Chinetti se ne andò infuriato accusando Ferrari di provincialismo, ma non si perse d'animo. Trovò un finanziamento dal copilota Lord Selson; le macchine, due 166 MM, le pagò di tasca propria; per i meccanici, oltre ai due spediti da Enzo Ferrari, utilizzò i lavoranti della propria officina di New York; ingaggiò poi i piloti francesi Lucas e Dreyfus; e si presentò con due Ferrari 166 MM al via 24 Ore di Le Mans del 1949. La prima dopo la guerra.
Durante la gara Chinetti rimase alla guida per ben 22 ore, lasciandone solo due al danaroso compagno di squadra Seldon, ma questo sforzo sovrumano non fu vano: la sua vettura vinse, sia nella classifica dell'indice di performance, che in quella assoluta. Un trionfo.
Ferrari capì che quelle erano le vittorie che avrebbero alimentato la leggenda delle sue macchine, e da quel momento tra lui e Chinetti si creò un legame imprescindibile, testimoniato anche nel celeberrimo mondiale in bianco azzurro di John Surtess del 1964, targato N.A.R.T: la scuderia di Chinetti.

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