L'ultima di piedone

Il suo soprannome "Piedone " non hai mai lasciato alcun dubbio: Mario Andretti era uno che andava forte. Aveva vinto con ogni tipo di macchina e su qualsiasi tipo di circuito. Persino il tentativo di unificare le serie americane ed europee in una gara unica - l'originale Questor Gp del 1971 - lo aveva vinto lui; e non per caso. Lui era l'eroe moderno dei due mondi; l'emigrato che aveva trovato fama e fortuna nella nuova terra, ma che non rinnegava le proprie radici. Anzi, per Mario Andretti, l'Europa, e l''Italia in particolare, rappresentava sempre una calamita da cui si staccava con molta difficoltà.
E non ci fu da stupirsi se nel 1982 - al termine di quella stagione disgraziata per le Ferrari - per sostituire l'infortunato Pironi in occasione del Gp d'Italia a Maranello si pensa a lui.
Mario Andretti accetta di buon grado, le sfide non lo hanno mai spaventato, e al suo arrivo in Italia è accolto come il salvatore della patria. Ancora non si fa impressionare, lui che ha vinto a Indianapolis e il campionato del mondo di Formula 1, si concentra ancora di più.
E i risultati si vedono sin dalle prove: pole position. Monza è ai suoi piedi; Piedone è tornato, davanti a tutti su una Ferrari, proprio come ai suoi esordi in Formula 1.
In gara poi salirà sul podio a completare quello che i giornali descriveranno come un "podio tutto Ferrari": 1° Arnoux (futuro pilota 1983 Ferrari); 2°) Tambay; 3°) Andretti, alla sua ultima pole position e al suo ultimo podio in Formula 1.

2 commenti:

Vittorio ha detto...

Piedone, sangue italiano ha...

acorba67 ha detto...

Si faceva viaggi in giornata andata e ritorno per gareggiare contemporaneamente al si qua e al di là dell'atlantico... veramente un grande.

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