Il punto di rottura


Ci sono anni che non sono come altri; anni in cui l'incremento delle prestazioni porta di punto in bianco a ritrovarsi con vetture troppo veloci impegnate in circuiti di colpo diventati angusti e con regolamenti improvvisamente incapaci di garantire gli essenziali standard di sicurezza.
E' un processo ciclico che si ripete nel corso degli anni, e se non si colgono in tempo certi segnali, avviene il momento in cui il sistema di equilibrio sicurezza-prestazioni collassa generando una di queste stagione di rottura.
Vengono in mente il 1955, con la tragedia di Le Mans; il 1982, con le morti di Villeneuve e Paletti, e l'incidente Pironi; più recentemente il 1994. Nessuno credo dimenticherà facilmente quell'anno, e non solo per la morte di colui che in quel momento rappresentava la Formula 1 intera: Ayrton Senna.
A far la conta degli incidenti gravi occorsi in quella stagione c'è da perderci la testa: non ci furono solo gli incidenti di Senna e Ratzenberger in una delle due giorni più nere dell'intera storia della Formula 1. Anche Barrichello si stampò sul muretto della variante bassa di Imola dando il primo segno premonitore di quello che sarebbe poi successo in quel fine settimana; Wendlinger a Monaco, giusto qualche settimana dopo il "pozzo nero" di Imola, prese in pieno il guard rail alla chicane del porto rimanendo in coma per 19 giorni; Letho e Alesi ebbero incidenti gravi duranti sessioni di prove non ufficiali; Montermini a Barcellona anche lui impattò sul muretto davanti ai box con conseguente trauma cranico e gambe rotte; Pedro Lamy anche lui in test non ufficiali si procurò fratture multiple alle gambe.
In totale ci furono otto gravi incidenti con conseguenze per i piloti durante quell'anno.
I regolamenti cambiarono, la sicurezza in questi anni è cresciuta esponenzialmente, ma il ricordo di quel 1994 è ancora, e deve continuare a esserlo, ben vivo in chi vive di questo sport.

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