Il senso delle cose


La sessione di qualifica è fissata per le 13.00; al mattino hai girato con il migliore tempo e tutto sembra tranquillo. Alle 12.45 i meccanici si preparano per avviare il motore e portare al giusto livello le temperature; la serie di gomme da utilizzare per la sessione di qualifica sono lì nascoste sotto le coperte termiche; viene caricata la benzina minima necessaria per un primo stint; l'assetto è quello da giro secco; tu stai infilandoti il casco, i guanti li metterai per ultimo. I meccanici avviano il motorino d'avviamento; il motore come da attesa si avvia; lancia un ruggito da leone costipato; poi però si spegne.
Fingi di non dare importanza alla cosa; ti allacci il casco; due meccanici accorrono attorno alla zona motore, si scambiano un'occhiata d'intesa, sembra tutto a posto. La macchina è ancora sollevata da terra, nel frattempo vengono montate le gomme. Il motorino d'avviamento ronza per un altro tentativo: niente. Un altro tentativo ancora; niente ancora. Adesso tutti gli uomini dei box accorrono intorno alla macchina, compaiono i computer portatili; si scaricano i dati dalla centralina; il problema sembra essere la pressione d'alimentazione.
Le qualifiche intanto sono partite, tutti gli altri escono in pista; viene completamente smontata la carenatura della zona motore; si alza la macchina, un meccanico si infila sotto, una selva di mani avvinghia il motore. La mattina hai fatto segnare un tempo inferiore di tre decimi rispetto a quello di tutti gli altri; ma non servirà a molto se non riesci a uscire in pista.
Viene svuotato il serbatoio, la macchina viene sollevata, si smontano le gomme, ti levi il casco, esci in corsia box, vai al monitor della postazione sul muretto: 13.10. Controlli i tempi; ancora alti, ben lontani dal tuo tempo della mattinata. Rientri, il motore adesso è completamente staccato dal telaio; un paio di chiavi sfuggono dalle mani dei meccanici; nessuno ha tempo per guardarsi negli occhi. I rumori dei motori che passano sulla linea del traguardo sono lontani e incomprensibili.
Il tuo ingegnere di pista ti raggiunge; in mano il programma della sessione, ti dice che bisogna uscire e almeno segnare un tempo decente perché potrebbe anche piovere negli ultimi dieci minuti. Tu annuisci, ma la realtà è che tu sei inchiodato ai box. Il rumore degli attrezzi appoggiati per terra non sembra smettere mai, guardi l'orologio 13.25. Rimane solo poco più di mezz'ora.
Adesso il motore viene di nuovo riavvicinato al telaio; i meccanici si dispongo simmetrici attorno alla vettura; sudore, olio e grasso si mischiano sui visi di più di uno di loro; iniziano a serrare dadi e giunti; vengono cambiate le pastiglie. Tu controlli la visiera. 13:35.
Il tuo ingegnere ti da il segnale di ok. Ti infili il casco, e i guanti, anche se di solito è l'ultima cosa che fai prima di entrare in pista. Entri nell'abitacolo, la zona motore è ancora scoperta, le teste dei meccanici sono tutte nuche infilate in un'enorme bocca dietro il serbatoio. Guardi i tempi sul monitor; stanno iniziando a girare forte. Vengono montate le gomme da qualifica; il tuo ingegnere ti dice di uscire per controllare che tutto sia occhei, e poi far segnare un tempo decente; non importa se il migliore o no, l'importante è smuoversi da quell'ultima fila. Tu muovi la testa in segno di assenso; nessun movimento del capo potrebbe però rappresentare quello che ti passa per la testa.
Guardi nello specchietto; guardi i tempi degli altri; sempre più veloci; guardi l'orologio: 13.45.
Vedi la carenatura della zona motore volare sopra la tua testa; qualche secondo e finalmente qualcosa di vivo si anima dietro la tua schiena. Guardi ancora nello specchietto; il problema al motore sembra risolto; due meccanici regolano l'incidenza degli alettoni posteriori; vengono tolte le termocoperte. Il tuo ingegnere di pista ti da il solito colpetto sul volante prima di partire; guardi ancora l'orologio 13.50.
Finalmente in pista, il motore sembra ok, ma già dopo un paio di curve ti accorgi che la macchina non è la stessa della mattina, provi a prendere in pieno la curva veloce di ritorno, ma qualcosa è cambiato, ne parli alla radio con il tuo ingegnere. Rientri ai box.
13.55. In un secondo sono tutti intorno alla macchina; indichi le ali anteriori; iniziano le regolazioni, pochi secondi, tu annuisci anche se in quel momento non devi dare nessuna risposta a nessuno.
Via in pista di nuovo: l'orologio segna le 13.59 quando passi finalmente davanti ai box per il tuo primo giro cronometrato della sessione. Il direttore di pista è già al muretto con la bandiera a scacchi.
Non importa: adesso puoi finalmente ragionare in termini di minuti, secondi, e centesimi: 1'19''423 il tempo da battere, pochi millesimi più veloce del tuo tempo di questa mattina. Alla radio ti chiedono se è tutto ok, tu poco prima del cartello dei 200 rispondi di sì, poi per "errore" premi il pulsante che disattiva la comunicazione con i box, e pesti più forte che puoi sul pedale del freno...
La bandiera a scacchi ti sventola davanti agli occhi; finalmente lanci un lungo sospiro sotto il casco; in fondo non ci sarebbe nemmeno bisogno di leggere quel tempo sul tuo display: 1'19''110. Riattivi la comunicazione con i box, giusto in tempo per rimanere stordito dalle urla e imprecazioni distorte che ti arrivano dai tuoi ai box. Rientri lentamente, saluti qualcuno a bordo pista, il tuo ingegnere di pista ti urla qualcosa di incomprensibile nelle orecchie, tu ricambi e ringrazi tutti, ma sai che con quel giro hai già ricambiato tutto il loro lavoro.
Un fine settimana qualsiasi; in un circuito qualsiasi; un pilota qualsiasi; su una macchina qualsiasi; ma il senso è questo.

E buone feste a tutti quelli che hanno avuto la pazienza e la benevolenza di seguire per un anno intero questo squinternato blog.
Ci si vede nel 2010; e di roba di cui parlare ce ne sarà parecchia.

Nessun commento:

Powered by Blogger.