Al cuore non si comanda


Lo abbiamo visto tutto argentato in mezzo a visi duri e seri in stile tedesco. Lo abbiamo sentito proclamare vittorie e titoli in stile tedesco. Lo abbiamo disprezzato perchè si è mostrato con il suo stile tedesco.
Ma non abbiamo mai cercato di guardare oltre le apparenze. Vuoi perché accecati da ira o sbigottimento, vuoi perché troppo convinti di conoscerlo, Schumacher era già stato bollato come "amico da abbattere, nemico da battere". Ma nell'ultima sua intervista ha affermato che il suo passato non lo potrà scordare.
Il "Re" dei crucchi prova sentimenti allora. Dietro quel freddo acciaio vi è ancora un p0' di calore umano. E la domanda sorge spontanea: siamo stati troppo crudeli con lui?
Schumacher è sempre un (quasi) normale uomo, e come tutti ha bisogno di stimoli, di passione per poter vivere. Nessuno di noi può essere felice se non perseguita i propri sogni, è un istinto primordiale dell'essere umano.
E la passione di Schumacher è correre. Poco importa se questo per gli altri è tradimento o inutile accanimento. Al cuore non si comanda, e Michael non è da meno. Correre è la sua vita, lo ha sempre fatto e sempre lo farà, proprio come tutti i piloti. Senza passione nessuno rischierebbe la propria vita ogni week-end per dieci mesi all'anno, ma loro sì, perché senza l'adrenalina della gare e l'emozione dei sorpassi non possono vivere. Umani appunto, alla caccia del loro sogno.
La bravura poi è un altro discorso, ma la passione è la base. Ed è su la stessa che la F1 esiste, e non i soldi e il business come affermano i soliti manager, ben lontani da parola come "sogni" o "calore". Vedo il ritorno di Michael come una cosa bellissima. L'uomo che torna per continuare il suo sogno, il pilota che corre per incendiare di nuovo le piste, il cuore che vince sulla ragione.
Semplice e vecchia passione, come è giusto che sia. Bravo Schumi!

(Articolo di Riccardo Cangini)

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