Bernie il visionario


Il campione del mondo Jenson Button l'ha già definita una "cattiva idea", utilizzando il suo solito stile diplomatico e affabile. Ha tirato in ballo una questione di sicurezza, condivisibile sicuramente, ma è probabile che i suoi pensieri a proposito si siano spinti ben oltre. Anche Jarno Trulli l'ha bollata come un pessima proposta.
L'ultima trovata dello zio Bernie, quella delle scorciatoie nei circuiti da poter utilizzare al massimo cinque volte durante la corsa, è al limite della provocazione, ma come quasi tutte le provocazioni, ha una motivazione semplice e perfettamente comprensibile. Ovverosia movimentare le corse.
Probabilmente se non ci fosse stato Bernie Ecclestone a quest'ora si correva ancora con i telai a tubi d'acciaio, ma la sua ultima trovata, questa delle scorciatoie, sembra andare a smentire il suo operato nell'ultima decina di anni.
Ha infestato il panorama del campionato con una serie di circuiti tutti spaventosamente anonimi, progettati dalla stessa persona, non riuscendo minimamente a riproporre il fascino di due circuiti storici come Monza e Spa. E adesso propone le scorciatoie per modificare gli stessi "fantastici" circuiti. In più ha anche ventilato la spaventosa ipotesi di spostare il Gp d'Italia da Monza a un altro dei suoi circuiti insulsi stile Valencia ma all'ombra del Colosseo.
Caro zio Bernie, ti dobbiamo tanto certo, ma lascia perdere i giochini dei bambini e soprattutto non toccare Monza, da quelle parti la notte girano le ombre di tanti eroi del passato. Lasciaci la staccata alla fine del rettilineo dei box, il rumore lacerante dei motori flat-out sotto il cartello dei cento metri prima della chicane, il balletto sulle punte delle monoposto all'Ascari.
Pensaci bene Bernie.

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