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A Juan Manul Fangio, vincitore di cinque campionati del mondo di Formula 1, capitò anche questo. Capitò che invitato dal governo cubano per partecipare al Gran Premio di Cuba del 1958 - evento a sostegno dell'allora dittatore Batista - si trovò oggetto di un rapimento da parte del movimento rivoluzionario "26 Luglio".
Alle prese con le ultime operazioni di messa a punto della vettura, il pilota argentino venne prelevato dal garage sotto lo sguardo stupefatto dei suoi meccanici, e caricato in una macchina da un gruppo di attivisti con la minaccia di una pistola nella schiena.
Qui però finiscono le normalità e iniziano le anomalie di questo rapimento: Fangio non verrà mai bendato, e una volta arrivato al rifugio viene accolto con calore e subissato di richieste di autografi da parte dei rapitori.
Il rapimento durò poco più di 24 ore, i titoli dei giornali di tutto il mondo già il giorno dopo riportarono la notizia del rapimento del campione argentino. L'obiettivo del movimento era raggiunto: l'attenzione mondiale era focalizzata su Cuba e sulla sua dittatura.
Una volta liberato, ai giornalisti che gli chiedevano dettagli sul suo rapimento Fangio rispose con la sua tipica flemma:
- E' stato uno dei soggiorni più confortevoli della mia vita... i miei rapitori non la smettevano mai di scusarsi con me; mi servivano persino la colazione a letto.

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