Il numero uno

L'unico, un sogno. Chiunque sa che quel numero non è un semplice segno di riconoscimento, è "il numero", il primo, il solo. Tanto semplice quanto pieno di significati: il numero 1.
In tutti gli sport questo numero vale qualcosa di più, essere il primo ti rende forte e diverso, essere l'unico ti rende speciale. Divenire campioni è questioni per pochi.
La F1 ha visto questo numero passare di mano in mano, come uno scettro passare di re in re. Prost e Hill nel 1993 ebbero la saggezza di scegliersi lo 0 e il 2 pur di non profanare il numero 1 - quell'anno destinato a Nigel Mansell emigrato negli USA.
Fortuna e bravura,velocità e costanza. Divenire campioni, come hanno fatto Surtees, Hunt, Rosberg, Raikkonen. Loro lo hanno conquistato, ma solo una volta. E se conquistarlo è sinonimo di bravura, difenderlo è praticamente un'impresa da eroi.
Tanti sono rimasti schiacciati dalla sua terribile fama, perché una volta può aiutare la fortuna, la seconda no. E i nomi come Ascari, Fittipaldi, Hakkinen sono assai noti a tutti. Piloti con qualcosa in più, piede e testa, forza e passione. Gli annali parlano di loro, i filmati ricordano le loro imprese.
Ma qualcuno è ancora più in su, pochi piloti sono oltre l'umano e il sogno, piloti dai nomi leggendari: Fangio, Lauda, Senna, Prost. L'olimpo della F1. Il numero 1 tatuato sulle loro monoposto. Oltre la paura, oltre l'imperfezione, oltre l'umano. Storia che diviene leggenda. Una leggenda che si continua a scrivere: Hamilton, Alonso, Schumacher. Sono loro i gladiatori in lotta per l'immortalità.
Il numero uno è questo. Magia e terrore. Tutti lo desiderano, e nel frattempo lo temono. Oggi Button sorride, ma forse fra qualche settimana tremerà. La battaglia per conquistarlo sarà dura e solo uno potrà uscirne vincitore. Il campione del mondo.

(articolo di Riccardo Cangini)

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