Quando finirà il gioco dei regolamenti?


A chi sperava in una stagione 2010 finalmente libera da regolamenti cervellotici, e scorciatoie regolamentari, si consiglia di aspettare un altro anno. Forse il 2011, quando i doppi, tripli, diffusori saranno messi al bando, forse mai, perché i regolamenti tecnici da che Formula 1 è Formula 1 sono fatti per essere interpretati, non seguiti, e non esiste proprio limite all'ingegno umano.
Le prime voci di possibili interpretazioni estreme da parte di alcuni team iniziano a circolare, così come il terrore in casa Ferrari di aver ancora una volta - dopo aver fermato lo sviluppo della F60 a metà estate per concentrarsi sulla nuova (tipo i tanti vituperati garagisti inglesi anni settanta) - letto il regolamento, diciamo, con troppo ottimismo.
E visto che in Formula 1 la competizione a livello tecnico è esasperata più che mai, forse è con i regolamenti sportivi che non ci si dovrebbe fare troppo male; ma qui invece sono anni che siamo in balia di continui cambi e ripensamenti. Non bastasse il nuovo sistema di punteggio - assolutamente superfluo - oggetto ancora di ritocchi dell'ultimo minuto, la FIA, dopo aver purificato da alchimie varie la sessione di qualifica decisiva, ha deciso di fare un passo indietro, rendendo di nuovo cervellotico il turno del sabato pomeriggio. Questa volta la trovata è l'agghiacciante regola che obbligherebbe i primi dieci classificati sulla griglia a mantenere le gomme utilizzate il sabato durante le prime fasi di gara.
Facile pensare che, come da specifica Bridgestone, tutti i dieci sceglieranno lo stesso tipo di gomma mettendosi al riparo da brutte sorprese il giorno della gara con i serbatoi pieni. E allora dove andrebbe a finire il vantaggio di una regola simile? Forse era meglio prima, dove nel bene o nel male con la quantità variabile di benzina si creava un pathos a cui ci eravamo un po' tutti abituati, e si poteva giocare molto di più con i pesi e la fantasia.
Da domani comunque con le prima prove di Valencia tornerà a parlare la pista, con i suoi giudizi inconfutabili, sempre che qualcuno non decida di cambiare ancora.

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