Dalla porta di servizio

Jim Clark rappresenta inequivocabilmente lo sport dell'automobile negli anni sessanta; in quegli anni altre stelle hanno brillato, ma il suo essere semplice, i suoi modi sorridenti, il suo vincere quasi senza sforzo, anche per chi - come il sottoscritto - non ha potuto apprezzarlo dal vivo di quegli anni, rimangono l'emblema di un'intera epoca.Pensi agli anni sessanta e ti immagini Clark e una Lotus 33 o 49 verde e gialla lanciata davanti a tutti; c'è poco da dire.
Ma gli inizi della carriera di Clark in Formula 1 non furono così semplici, e soprattutto la teoria secondo cui fosse il protetto di Colin Chapman sin dai suoi primi passi nel mondo dell'automobilismo non corrisponde proprio alla realtà.
Clark infatti siglò il suo primo contratto con Colin Chapman  solo per correre in Formula Junior e in Formula 2; di Formula 1 non se ne parlava nemmeno. A lui si interessò l'Aston Martin in vista di un ipotetico debutto in Formula 1 che a distanza di mezzo secolo ha ancora da realizzarsi, e le porte della Formula 1 si aprirono per Jim solamente perché il pilota Lotus designato John Surtees - campione di motociclismo anch'esso debuttante e in quel momento non ancora completamente dedito all'automobilismo  - si trovò un evento motociclistico concomitante con il Gp d'Olanda del 1960.
Clark sfruttò in pieno l'occasione, e da quel momento lui e Chapman formarono la coppia pilota - team manager più leggendaria dell'intera storia della F1.

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