Scheletri nell'armadio

Alla HRT non lo nascondono proprio, i responsabili della squadra hanno iniziato a lamentarsi, a dubitare di certe soluzioni tecniche adottate dalla Dallara durante la progettazione della monoposto 2010; come se tra ritardi, interruzioni, e problemi di budget non ci fossero stati motivi più che sufficienti per giustificare un progetto magari non proprio perfetto.
Ma nella pur gloriosa storia della factory parmense esiste qualche scheletro nell'armadio piuttosto imbarazzanti - ne esistono persino per Ferrari e Mclaren, chiaro che per una realtà che inizia ad avere una propria storia l'errore di valutazione, o il problema sottostimato prima o poi ci scappa.
Parliamo di un modello progettato per una categoria che non esiste più, la Can Am. La Dallara WD1 a motore Chevrolet schierata nel 1977 dal miliardario canadese Walter Wolf - lo stesso che stava sorprendendo il mondo della Formula 1 con la Wolf WR1 a motore Cosworth -  si può definire il primo tentativo di sbarco negli USA di Dallara prima dell'invasione perfettamente riuscita negli anni 2000 nel mondo Indy Car. Tentativo miseramente fallito a dirla tutta.
Amon e Gilles Villeneuve, due dei piloti che la pilotarono, la definirono - e stiamo citanto due dei termini meno offensivi - "pig" e "cochon", chiaro in relazione alla rispettiva lingua parlata. E se per Amon si sta parlando di un pilota ormai a fine carriera, ma che comunque negli anni aveva guidato un po' di tutto, Gilles Villeneuve nel 1977 era un pilota avrebbe guidato anche una lavatrice con 500 cavalli pur di schierarsi al via di una gara.
"Assolutamente inguidabile" così la bollò Gilles dopo averla provata la prima volta. Ma i problemi erano tanti, legati anche a una certa fragilità strutturale alle sospensioni, e soprattutto a problemi continui ai freni.
Con quella macchina Villeneuve riuscì a raccogliere qualche piazzamento, e la sinistra fama della vettura non si smentì nemmeno a distanza di decenni, quando durante una corsa per vetture storiche a Mosport Park il pilota gentleman Dino Crescentini trovò la morte alla sua guida.

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