La leggenda dei fratelli Temperino

Questa storia non ha nulla a che fare con la Formula 1, anzi non centra proprio nulla con le corse automobilistiche in generale, ma l'ho trovata interessante e degna di essere raccontata.

La famiglia Temperino, canavese di origine, si trasferì alla fine del 1800 a Lead City, nel South Dakota. Lì nacquero i tre fratelli: Maurice, Jim, Charlie. Il padre però morì, e nel 1900 la signora Temperino, disperata, prese armi e bagagli e ritornò in Italia, stabilendosi dalle parti di Torino.
I tre fratelli crebbero forti e con un crescente interesse per la meccanica; interesse che sfogarono, non appena raggiunta un'età idonea, riparando biciclette.
Nel 1906 i tre decisero di aprire una loro officina meccanica, e da quel momento i fratelli Temperino divennero un'entità unica. Iniziarono a costruire motociclette, belle, solide, andavano veloci ed erano dotate di cambio di velocità che a quei tempi era una raffinatezza tecnica mica da poco.
Visto il crescente successo delle loro motociclette un giorno decisero che era il momento di fare il gran salto, di dare una forma e colore al sogno che ognuno di loro covava dentro di sé: costruire automobili. Loro, in un'epoca in cui tutti si incaponivano a costruire mezzi mastodontici, lunghe e alte, l'avrebbero costruita piccola e comoda. La Temperino sarebbe stata la prima utilitaria della storia, decenni prima che i grandi costruttori si rendessero conto della bontà di quell'intuizione.
La gente all'inizio sorrise di fronte a quelle che sembravano miniature, diceva che erano delle macchine "voglio ma non posso", poi iniziò a provarle, e nessuno si sognò più di sorridere.
Il motore era un 2 cilindri di 1000cc raffreddato ad aria, la trasmissione a cardano, cambio a tre marce avanti e una indietro, tutto era progettato, costruito, collaudato dai tre fratelli: motore, telaio, sterzo, differenziale. Era la Temperino, una macchine semplice e geniale.
Alla vigilia del primo conflitto mondiale, la fabbrica di automobili Temperino produceva sette unità al giorno, iniziarono a esportare le loro macchine in tutta Europa, e anche durante la guerra fornirono auto all'esercito. Da lì si pensò anche alle corse, parteciparono con le loro vetture a qualche gara, e le vinsero anche.
Finita la guerra la Temperino era pronta per riprendere l'attività civile, i tempi erano duri per tutti, ma i tre fratelli avevamo le spalle forti ed erano sicuri che nulla avrebbe potuto affossarli. Quasi tutto; perché nel 1920 il fallimento di una grossa banca ridusse sul lastrico, insieme a tanta altra gente, anche i fratelli Temperino.
Qualche anno dopo il maggiore dei fratelli, Maurice, raccontò a un giornalista, con un file di voce, gli occhi che non si staccavano dal pavimento quasi a vergognarsi, con quella rassegnazione determinata che è la forza e insieme il limite di certe persone:
- Abbiamo perso tutto, anche i nostri risparmi personali, non avevamo messo via molto, noi lavoravamo per passione, non per guadagnare.

Mi sono preso questa licenza, dalla prossima settimana ritornerò a parlare di Formula 1, ma questa storia dei fratelli Temperino, e della loro passione, pensavo davvero valesse la pena di essere raccontata.

2 commenti:

Marco Zangrilli ha detto...

Grazie per citato una storia che tanto bene farebbe se "ascoltata" a molti che oggi straparlano di automobile.

acorba67 ha detto...

Grazie a te per averlo letto.

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