Ekstrom Racing

Quando ci si lamenta delle tre squadre nuove arrivate in questo 2010, bisognerebbe sempre pensare a quello che è successo nel passato - anche piuttosto recente - e che forse così messe male non sono.
Prendiamo l'esempio della Ekstrom Racing, squadra fondata da una donna, Cecilia Ekstrom, cacciatrice di sponsor per altri team negli anni 70 - tra cui Brabham, Lotus, March - e che dopo essersi confrontata con l'aspetto commerciale della Formula 1 decise di fondare una propria squadra corse.
Si cimentò dapprima nel 1985 nella neonata Formula 3000, senza ottenere molti successi, e successivamente pianificò l'ingresso in Formula 1 già nella stagione 1986. Esisteva anche una data fissata, quella del Gp di San Marino, e la squadra sarebbe stata composta da due macchine.
La progettazione del modello Ekström GP86-01 ebbe da subito un percorso piuttosto complicato: venne affidata a Wiet Huidekoper and Tim Feast, ma ben presto venne chiamato Christian Vanderpleyn - ex AGS - a sostituzione dei primi due tecnici. Il budget però non era granché, e questo precluse la fornitura dei motori migliori disponibili - Renault e Bmw - per cui si decise di ripiegare sul Motori Moderni V6 Turbo dell'Ingegner Chiti, motore che aveva debuttato nella stagione 1985. Le gomme scelte furono invece le Pirelli.
Si dovevano decidere i piloti, due erano le priorità: un pilota con una certa dote finanziaria e se possibile scandinavo. Tra questi ultimi venne valutata la possibilità di ingaggiare Eje Elgh, un pilota di esperienza che aveva ottenuto risultati lusinghieri nelle categorie minori e nella categoria Sport in Europa e Giappone. Questi declinò l'offerta - non avendo nessuna intenzione di dover sborsare la dote di 500.000 $ richiesta dal team - e così ci si "rassegnò" alla prospettiva di non aver in squadra piloti scandinavi, e i nomi che di conseguenza vennero presi in considerazione furono quelli di Roberto Moreno, Kenny Acheson e Mauro Baldi. L'italiano avrebbe portato in dote 300.000 $, ma prima di ogni firma i finanziatori di Baldi vollero vedere la monoposto finita e pronta per girare in pista.
Le cose ovviamente erano quanto mai lontane da questa situazione. Con 14 persone da pagare e nessuno sponsor ancora sicuro la situazione iniziava a diventare decisamente pesante. Vennero contattate società di cosmetici e case d'abbigliamento, anche delle banche svizzere per avviare una parthership/sponsorizzazione. Ci fu anche un contatto con la BAT (British American Tobacco), ma questa, dopo la poco felice con il marchio Skoal sulle RAM nel biennio 1984-85, non mostrò l'intenzione di avventurarsi con una piccola squadra agli esordi.
Con nessuna sponsorizzazione all'orizzonte, nel febbraio del 1986, la signora Ekstroem decise di ritardare il debutto alla stagione successiva. Non solo, vennero licenziati i 14 dipendenti, anche se alcuni di questi avevano stipendi arretrati,. Le linee telefoniche della sede del team vennero tagliate a causa del ritardo nei pagamenti: e questo voleva dire qualcosa più di un ritardo di un anno
Nonostante il progetto fosse naufragato Cecilia Ekstrom continuò a provarci: provò ad assicurasi la monoposto e i motori della squadra Beatrice - la Lola motorizzata Hart - che aveva deciso di ritirarsi alla fine del 1986, ma anche in questo caso la mancanza di fondi le impedirono di portare a compimento il suo progetto.
Ne esistono a decine di storie come questa, alcune con protagonisti faccendieri, altre con persone piene di passione ed entusiasmo che fallirono per congiunture economiche sfavorevoli o inesperienza. Ed è per questo che forse Lotus e Virgin non sono così messe male...

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