Le lunghe estati della Formula 1

Passano gli anni, cambiano i regolamenti, le gare in una stagione diventano da meno di una decina a quasi venti, arriva la televisione a testimoniare le gesta dei piloti, dal bianco e nero si passa al colore, adesso puoi sapere in tempo reale i tempi di tutti le vetture nei diversi settori della pista, tutto si è evoluto, ma l'estate in Formula 1 è da sempre la stagione in cui si decidono i campionati. Persino anche adesso che è stata introdotta la pausa ad agosto, sempre e comunque è nel periodo tra giugno e settembre che chi vuole vincere il mondiale deve scoprire le carte e dare il meglio di sé. O almeno è così che sembra dire la storia.
Estate da corsa che non segue proprio il calendario, ma che inizia e finisce con due classici d'eccellenza: il Gp di Montecarlo a fine maggio, e il Gp di'Italia a Monza, da sempre disputato ai primi di settembre.
A memoria viene in mente l'estate del 1970, la fantastica galoppata di Jochen Rindt, un pilota a cui non servì nemmeno tutta l'estate per vincere il titolo di quell'anno: morì ai primi di settembre in quel di Monza, con tre gare ancora da disputare, e nemmeno Ickx e la Ferrari in gran spolvero in quel finale di stagione riuscirono a toglierli quel sacrosanto titolo vinto alla memoria dal pazzesco talento del pilota austriaco.
E che dire di Lauda che infilò nel 1975 la serie di vittorie decisive dopo un inizio di stagione balbettante; o Andretti che nel 1978, dopo aver lasciato sfogare un po' gli altri, scoprì l'eccezionale vena velocistica della Lotus 79 tracciando il solco decisivo tra lui e gli avversari; o ancora di Prost che nel 1993, al volante della Williams Renault, e strafavorito alla vigilia del campionato, che scacciò il fantasma di Senna e del suo talento con una serie devastante di vittorie estive.
Se poi ripercorriamo l'ormai lunga storia dei campionati del mondo di Formula 1 di esempi ne troviamo parecchi: le due estati da sogni del 1952 e 1953 di "Ciccio" Ascari, il più grande talento italiano del dopoguerra; quelle di Juan Manuel  Fangio nel 1954 e quella "corta" del 1955; quelle del 1960 e 1966 monopolizzate da Jack Brabham; oppure Stirling Moss, re senza corona che rimase tale anche durante le estati; le stagioni perfette di Ckark nel 1963 e 1965; oppure di Stewart nel 1969 e nel 1971; e in tempi più recenti di Piquet nel 1987, e di Senna nel 1988,
Persino Hawtorn e Rosberg, due piloti che vinsero il campionato nel mondo, rispettivamente nel 1958 e nel 1982, vincendo una sola gara, si aggiudicarono quella gara proprio in estate.
Passando ai giorni nostri vale la pena di sottolineare Raikkonen nel 2007 che con la doppietta in Francia e Inghilterra, e la vittoria a Spa, riuscì a rimanere in contatto con le coppia Mclaren, prima del drammatico finale di Interlagos, con la vittoria nel campionato per un punto su Hamilton.
E tanto per confermare la regola, esistono anche parecchie eccezioni, perché come ogni regola che si rispetti anche quella della stagione estiva ha le sue belle anomalie.  Non è necessario andare molto lontano, basta solo un anno, la stagione 2009, con Jenson Button e la fenomenale Brawn Gp, che si aggiudica le prima sette gare del campionato, e poi proprio a partire da giugno se ne va un po' in vacanza, vivacchiando per la lunga stagione estiva, salvo poi risvegliarsi a Monza e per il finale di stagione. Esattamente il modello di comportamento opposto a quello suggerito dalla regola. Oppure Graham Hill nel 1968, o Jody Scheckter nel 1979 che si prese una pausa di qualche gara permettendo ad Alan Jones al volante nuovissima Williams FW09 di essere il re di quella estate; oppure Prost nel 1986 che lasciò sfogare la coppia, Williams Piquet e Mansell; o sempre Prost a cui non servì la fantastica estate del 1990; idem per Mansell nel 1991 a cui non bastò un'estate di successi per recuperare il divario creato dalla partenza di campionato stratosferica di Ayrton Senna, Mansell che si rifece nel 1992 portandosi a casa il mondiale proprio in estate; e Schumacher nel 1998 a cui non bastò un bel filotto estivo; o Irvine che diede il meglio di se proprio nell'estate del 1999, ma che non gli bastò per sconfiggere la Mclaren di Mikka Hakkinen.
Quest'anno come andrà? Comunque sia, giusto per sicurezza, se si vuole vincere il campionato del mondo, in estate conviene lasciar perdere spiaggia e mare, perché con il caldo, è l'asfalto l'habitat che bisogna frequentare se si vuole vincere a fine anno.

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