Come papà desidera

James Hunt, ragazzino ribelle, pieno di un'energia esplosiva che sfogava in parecchi sport accessori e pochi nello studio, come invece i genitori avrebbero voluto, risultava assolutamente fuori da ogni schema sin dall'adolescenza. Sembrava uno a combinare ben poco nella vita, sennonché un bel giorno, accompagnando un amico a una gara club per Mini Cooper, capì cosa ne avrebbe fatto della sua vita.
Come molti altri piloti di Formula 1 la vocazione per questo sport avvenne per caso, come per molti altri si rivelò con una forza assolutamente fuori dal comune, e come per tanti di questi questo suo desiderio trovò nei famigliari degli strenui oppositori.
Gli Hunt avrebbero preferito per il loro figlio una carriera nel campo della medicina, ma James non ne voleva proprio sapere. Tornò a casa, disse che sarebbe diventato pilota, e che il resto per lui non sarebbe contato più nulla. Chiaramente i genitori andarono su tutte le furie, e giurarono che non avrebbero sborsato una sterlina per assecondare la passione speciale del figlio, ma il ragazzo non si perse d'animo.
Partì da un vecchio telaio di una Mini Cooper senza motore e - completamente a digiuno di nozioni di meccanica, e assolutamente a corto di soldi - si ingegnò in mille lavori, acquistando con i guadagni i pezzi per completare la propria macchina da corsa. La serie comprendeva le più svariate professioni: gelataio, cameriere in un pub, addetto alle consegne per una stamperia, apprendista meccanico in un'officina, autista di bus, venditore telefonico, e per finire, addetto alle pulizie nell'ospedale Royal Marsden... il lavoro più simile a quanto desiderato da papà e mamma.

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