Dove sta andando la F1?

Un momento per fermarsi prima che le voci e le notizie da quel luogo sacro per l'automobilismo chiamato Monza risuonino assordanti. Uno sguardo lieve e curioso verso quel domani che pian piano si sta tramutando in presente. La FIA ha indicato la strada da seguire per dare una nuova identità alla sua creatura più preziosa chiamata F1.
Sicuramente cambierà il modo di progettare le vetture. L'effetto suolo, il motore turbo sovralimentato, quattro o sei cilindri, il KERS e altre diavolerie votate al risparmio chiederanno un'ulteriore evoluzione. Più basse, quasi come le Lotus anni sessanta, proprio quelle che cambiarono per sempre il mondo automobilistico nel suo insieme.
E poi quel turbo. Anche chi non è un esperto di motori capisce che qui si parla di potenza pura, di cavalli che vengono spinti al limite. Proprio come anni fa, ripercorrendo quell'epoca d'oro che manca sempre di più a chi ha avuto la fortuna di viverla.
Ma non solo un "ritorno al passato", anche nuove frontiere: risparmio, ecologia, recupero energie. Questo per trovare congiunzione con le tecnologie da usare nelle macchine stradali, invogliando i grandi costruttori a tornate nell'olimpo dei motori. Intorno un calendario che saluta le vecchie glorie e va a scoprire nuovi profumi: India, Corea, Emirati Arabi Uniti, venti corse se non di più. Lontano dalle tradizioni motoristiche, ma capaci di far girare l'economia mondiale con tutta quella ricchezza; mentre l'Europa perde forza. La FIA sempre più protagonista, decisa a decidere, l'arbitro della partita che ammette poco, odia chi sgarra o sbaglia, non vuole eroi.
Infine i team, divisi in due famiglie, i "big" con contratti milionari che chiedono a gran voce tre vetture, e i "piccoli" con tanta voglia di fare, pochi mezzi, e un muro di regole contro cui scontrarsi.
Questo è il quadro che deve essere ancora rivisto, sfumato, colorato. Mettere d'accordo e far convivere tutti. Dare luce, credibilità mentre si toglie confusione e odio. E alla base quell'unica certezza che non cambierà: la passione, fulcro e vita di questo strano mondo.

(articolo di Riccardo Cangini)

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