Gli assenti hanno sempre torto

Un po' come Hamilton e Button ai giorni nostri: uno considerato pieno di talento, l'altro sorridente, affabile, anche vittorioso, ma in fondo considerato meno veloce del primo primo. Per Graham Gill, come per Jenson Button, l'ombra di un connazionale talentuoso durò quasi un carriera intera. Certo Hill vinse parecchio, ovunque, e in particolare a Montecarlo sembrava aver trovato il proprio circuito ideale.
In particolare nell'edizione del 1965 - guarda caso un'edizione a cui il suo amico Clark non partecipò essendo impegnato a vincere la 500 Miglia di Indianapolis - diede dimostrazione di quanto il toboga di Monaco fosse cucito attorno al suo stile di guida.
Al 25° giro, mentre naviga tranquillamente al comando della corsa, Graham si trova la strada bloccata dalla Brabham di Bob Anderson in testacoda. Hill è costretto ad aggrapparsi ai freni, non solo, l'unico modo per evitare l'ostacolo è quello di prendere la via di fuga.
L'inglese non si perde d'animo, scende dalla propria BRM e con l'aiuto dei commissari la spinge sino a recuperare la pista. Riprende la gara, dietro Stewart, Surtees, Bandini e Brabham, e da questo momento inizia il suo personale spettacolo. Un seguir istintivo ogni centimetro della pista monegasca come nessun altro quel giorno riuscì a fare: arriva a girare due secondi più veloci di tutti gli altri. Ed è una logica conseguenza vedersi sgretolare davanti agli occhi la resistenza degli avversari.
Il motore di Brabham cede al 42° giro; Stewarti finisce in testa cosa alla Sainte-Devote su una macchia d'olio; le due Ferrari vengono superate dal Hill al 53° giro, Surtees, e 65°, Bandini. Alla fine Graham Hill vincerà la gara, tagliando il 100° giro con 1 minuto di vantaggio su Lorenzo Bandini.
E Hill, intelligente, e dotato di un certo spirito, la prima cosa che disse una volta uscito dall'abitacolo, fu:
- Un vero peccato che il mio amico Jim non sia stato qui a vedermi.

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