Cosa resterà del 2010: parte 1

Si sono spente definitivamente le luci sulla stagione 2010, l'assaggio di 2011 che ha avuto luogo sempre ad Abu Dhabi, con il debutto delle gomme Pirelli, ha sussurrato che forse i nuovi tipi di pneumatici introdurranno variazioni negli equilibri instaurati durante quest'ultimo anno. Se questo basterà poi a rilanciare piloti come Shumacher o Massa, o a ridimensionare i ragazzi in lattina blu, questa è un'altro discorso, ed è una domanda che avrà risposta solo tra qualche mese. Per adesso godiamo del fatto che il cambio di fornitore di pneumatici potrebbe riservare parecchie sorprese per l'anno prossimo.
Vediamo però adesso cosa resterà di questo fantastico 2010, un anno che verrà ricordato a lungo, e che probabilmente verrà etichettato come l'anno dei "quattro pretendenti all'ultima gara:
 
1) La vittoria Red Bull: quello che è successo è stata una mini rivoluzione copernicana: gli "ingenuotti" austriaci, quelli criticati e considerati dei dementi dalla stampa di mezzo mondo - soprattutto italica invero - hanno ribaltato un dogma che resisteva negli anni. Certo con anni di ritardo ma il titolo vinto da Seb è anche un omaggio a quei piloti - cito a memoria Peterson e Regazzoni - sacrificati sull'altare di quel concetto di "gioco di squadra" che nasconde tanti e tali di quei sortilegi da far spavento

2) La disfatta rossa di Abu Dhabi: dopo la disfatta tecnica del 2009, quella sportiva del 2010. La F10 aveva iniziato la stagione da grande favorita, pronostico pienamente rispettato in Bahrain. Da lì in avanti era però partita un'involuzione che aveva coinvolto un po' tutti, da Alonso - autore di una serie di prestazioni fuori il suo standard  - al muretto, alla F10 di colpo ridimensionata di fronte a Red Bull e anche Mclaren. Il punto più basso in Turchia doveva veramente sembrava di essere tornati indietro di un anno. Poi la rinascita, nata dagli aggiornamenti portati a Valencia e che poi sono proseguiti per tutta la stagione. La storia recente parla di una Ferrari - con Alonso - sorprendentemente efficace... sino ad Abu Dhabi, dove si è deciso di buttare tutto quel buon lavoro svolto nel...

3) Il ritorno zoppo di Schumacher: può darsi che nel 2011 riprenda anche a vincere, ma la stagione appena concluso rischia di lasciare un grosso segno sul personaggio Michael Schumacher, uno che negli anni si era costruito la fama di pilota in grado di sopperire alle carenze della macchina. Il 2010 ci ha consegnato invece un pilota come tanti altri, succube della macchina, incapace persino di portarla al limite: e come per un bambino che scopre che Babbo Natale non esiste, in milioni hanno scoperto che Schumacher forse non esiste veramente più.

4) La brutta storia di Hockenheim: più della sconfitta di Abu Dhabi, l'inghippo di Hockenheim ha dato un grosso colpo alla credibilità della Ferrari. Non è bastata la lezione di Austria 2002 - una figura in diretta mondiale da nascondere le teste sotto terra - in Ferrari hanno deciso di risolvere nel peggiore dei modi una situazione che tante altre squadre hanno affrontato in altre occasioni in modo molto meno vistoso. Ovvio che la regola che vieta il gioco di squadra è un'utopia applicabile in modo palesemente imperfetto, ma forse Enzo Ferrari avrebbe preso Felipe prima del via, si sarebbe appartato con lui in un angolo, e fissandolo negli occhi avrebbe iniziato a parlare: "Vedi Felipe...". Senza aspettare una comunicazione radio.


5) La riuscita convivenza della coppia Mclaren: sembrava la coppia più a rischio crisi, invece i due campioni del mondo britannici hanno trovato sorprendentemente un'armonia costruita sul reciproco rispetto, e forse anche sulla consapevolezza dei propri pregi e dei propri limiti perfettamente simmetrici. Hamilton velocissimo sul giro, e un vero maestro dell'attacco in corsa; Button che a dispetto di un ritmo sul giro secco magari non a livello del compagno di squadra, riesce a leggere la corsa sin dal primo giro come pochi altri. Sicuramente la coppia di piloti migliore del 2010.

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