Cosa resterà del 2010: parte 2

Seconda puntata della mini rassegna sulla stagione appena passata, stagione in cui il pallino del mondiale è passato più volte di mano: da Alonso, a Button, a Webber, ad Hamilton, ad Alonso ancora, e infine solo in occasione della fine dell'ultima prova a Sebastian Vettel. Ognuno di questi piloti ha infilato una propria serie positiva e una negativa, e ognuno di questi piloti non avrebbe rubato nulla se si fosse aggiudicato il mondiale. Ce l'ha fatta Sebastian Vettel che ha centrato la sua serie positiva proprio nel momento più adatto, nonostante l'altrettanto serie positiva infilata da Fernando Alonso.
Vediamo comunque la seconda parte degli avvenimenti per cui sarà ricordato questo 2010 da Formula 1:

1) Un cambio regolamentare azzeccato: in Barhain sembrava l'inizio della fine, urla e lamenti da mezzo mondo su una Formula 1 ormai finita con la nuove regole che vietavano il rifornimento in corsa, e l'impossibilità di sorpasso. Da lì in avanti le cose si sono decisamente raddrizzate, non tutte le piste sono insignificanti come quella in Bahrain, e in definitiva il tentativo di riportare la lotta in pista e non nei box ha centrato il suo obiettivo.Questa volta il cambio di regolamento è sembrato decisamente azzeccato.

2) L'anno da fuori categoria di Hrt/Lotus/Virgin: erano partite tra sorrisi di compatimento e critiche nemmeno troppo velate, l'hanno finita tra teste scosse e futuro incerto, o comunque profondamente diverso dal presente. Nel corso della storia della Formula 1 si sono visti tanti tentativi coraggiosi di team più o meno in grado di reggere la competizione, mai però si era visto un gruppo così "unito" nella mediocrità. Le tre squadre sono andate a braccetto per tutta la stagione viaggiando costantemente oltre il paio di secondi in prova dall'ultimo dei normali. Imbarazzante, e per il futuro conviene cambiare registro, perché viaggiare in fondo in Formula 1 logora, soprattutto economicamente.

3) La stagione di Mark Webber: tenace come pochi, duro e determinato in pista, proprio come i suoi connazionali Jack Brabham e Alan Jones, e proprio come loro Mark forse non è mai passato come il primo della classe in Formula 1, però è sempre stato uno che si faceva rispettare, Nel 2010 Webber è andato oltre ogni aspettativa, prendendo in contropiede persino la sua stessa squadra, costretta a convivere con la fantastica striscia estiva dell'australiano. Rimane un dubbio: se Webber non avesse infilato la serie positiva di inizio estate quelli della Red Bull avrebbero lo stesso puntato sino alla fine del campionato su entrambi i piloti?

4) L'incidente in Turchia tra Vettel eWebber: è stato l'apoteosi per i i teorici del "Gioco di squadra", quegli avvenimenti che fanno parlare di Formula 1 anche all'Osservatore Romano. Gli incoscienti, ingenui, della Red Bull - intesa come muretto -  in questo episodio però centrano relativamente: in Turchia Horner stava preparando il tutto per un passaggio del testimone al comando della corsa se non pilotato, diciamo accompagnato, ma è stata la voglia di Vettel di invertire la tendenza di fronte a un Webber in quel periodo infallibile a provocare un contatto che comunque - a dispetto dei mille tentativi di addossare la colpa all'uno o all'altro - rimane un incidente di gara tra due personalità ugualmente dominanti.

5) L'anno nero di Felipe Massa: dopo l'incidente del 2009 aveva l'occasione di riprendere il discorso interrotto a Interlagos 2008. Il compito però non era dei più facili, avere in squadra uno come Alonso, essere considerato - magari non nelle dichiarazioni, ma nei fatti sicuramente - come semplice gregario avrebbe smontato chiunque. E infatti è successo così. Dopo poche gare, e dopo lo sgarbo in corsia box a Shangai, per Felipe è calato il sipario. A sua difesa - e va sottolineata più volte questa cosa - la disastrosa e controproducente applicazione sulla sua persona del "premiato metodo maranelliano di motivazione per piloti".

Nessun commento:

Powered by Blogger.