Cambiano le regole, non cambiano i vizi

Una regola come quella strideva molto, non solo perché l'esistenza dei giochi di squadra in Formula 1 è da tempo immemore cosa conclamata, ma anche perché il presidente della FIA è proprio quel Jean Todt che nel Gp dell'Austria 2002 prese in mano la radio, e ordinò a Barrichello di cedere la vittoria a Schumacher, senza giri di parole o accordi pre-gara. Addio quindi all'articolo 39.1 che vietava tutto questo. Si cancella e si riparte come è sempre stato dal 1950 ad oggi. Ferrari che ha già deciso da tempo chi è il pilota designato per vincere il mondiale, e chi invece dovrà gareggiare per la raccolta punti; Mclaren attenta a evitare inutili battaglie fratricide, ma sicuramente più permissiva rispetto ai colleghi vestiti di rosso; e Red Bull che grida al mondo la sua assoluta imparzialità, mentre da una parte coccola Vettel, e dall'altra bisticcia con Webber, ormai prossimo al licenziamento appena il contratto lo consentirà.
Se poi questa scelta di ritorno al passato sia stata giusta o meno varia da persona a persona, però vi è un fattore che deve far riflettere. Con l'abolizione dell'ordine di scuderia, è cambiato effettivamente qualcosa? No. Chi seguiva la politica della "prima e seconda guida" ha continuato indisturbato, facendo sorridere gli spettatori e mettendo in serio imbarazzo la credibilità, sia del regolamento, che della stessa Federazione. Tanto vale quindi lasciare la porta principale libera, invece che entrare da quella secondaria facendo finta di niente. Una notizia che ha fatto tanto rumore, ma che in fondo non ha portato nessun effettivo cambiamento. Rimaniamo sereni dunque, che le vere rivoluzioni saranno altre

(Articolo di Riccardo Cangini)

Nessun commento:

Powered by Blogger.