Colpa di un cancello aperto

Di certo non verrà mai ricordato tra i più veloci piloti italiani di quel periodo, anche perché in quegli anni - il decennio tra il 1950 e il 1960 - la concorrenza dalle nostre parti era decisamente agguerrita. Non di meno Giulio Cabianca ottenne lusinghieri risultati nelle più importanti gara dell'epoca - Mille Miglia e Targa Florio - numerosissime vittorie in gare di salita, e partecipò anche a quattro GP di Formula 1, arrivando a ottenere un quarto posto al Gp d'Italia del 1960 al volante di una Cooper spinta da un motore Ferrari  (edizione invero un poco anomala vista la defezione delle squadre inglesi per protesta contro l'utilizzo dell'anello sopraelevato giudicato troppo pericoloso).
La vicenda che rese però tristemente famoso Cabianca è legata alla sua fine, avvenuta sul circuito di Modena, durante una sessione di prove nell'estate del 1961. Nel rettilineo opposto a quello delle tribune, probabilmente a causa del bloccaggio dell'acceleratore, la Cooper di Cabianca punta diretta verso il bordo pista, qui imbocca un'apertura creata da un cancello lasciato aperto.
L'autodromo di Modena costeggiava la Via Emilia, e proprio lungo questa direttrice di primaria importanza si ritrovò catapultata in piena velocità la Cooper-Ferrari di Cabianca. L'urto con un taxi fui solo una delle possibili catastrofi che a quel punto avrebbero potuto materializzarsi: Giulio Cabianca morì insieme a tre passeggeri di quel taxi..

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