Un eroe italiano

Paolo Barilla, uno che a dispetto dell'agiatezza derivata dallo status famigliare, non si è mai tirato indietro quando era il caso di "sporcarsi" le mani in pista. Gran pilota nelle varie formule addestrative, e anche nella categoria Sport, dove ha gareggiato contro i mostri sacri di quel periodo - stiamo parlando degli anni ottanta - arrivando a vincere la 24 Ore di Le Mans nel 1985. Uno che adesso lo  vedi in giacca e cravatta - diciamo che un po' tutti abbiamo mangiato una volta nella vita uno spaghetto prodotto da uno dei suoi stabilimenti - e non te lo immagini proprio intento a duellare con gente come Nannini o Patrese. E invece lo faceva, e a volte vinceva anche.
Corse parecchio anche in Giappone, nella combattutissima Formula 3000 locale, e proprio in quel periodo accadde un fatto che testimonia molto più di tante classifiche il valore di una persona.
Nel 1988 durante le prove della 500 Miglia del Fuji, Barilla è in abiti civili alla fine del lungo rettilineo dei box. Si sta gustando lo spettacolo delle staccate al limite che i piloti sono costretti a inventarsi a ogni passaggio.
La Porsche di Kris Nissen però sbaglia clamorosamente il punto di frenata, si imbizzarrisce nella sabbia, lo schianto è tremendo, e come se non bastasse la vettura prende subito fuoco. I commissari sembrano paralizzati, e a quel punto avviene quello che forse uno immagina possa accadere solo in un film, e anche lì scappa quasi una risatina.
Paolo Barilla, senza nessun indumento adeguato indossato, scavalca le recinzioni e si precipita verso l'auto in fiamme, cercando di estrarre dal rogo il pilota danese. La sua azione sarà fondamentale: alla fine, grazie anche all'aiuto di altri due piloti - Maurizio Sandro Sala e Tako Wada - Kris Nissen verrà estratto dal rottame in fiamme. Le conseguenze dell'incidente non saranno di poco conto per Nissen, la sua carrierà praticamente finì lì, ma senza l'intervento spaventosamente eroico di Paolo Barilla per lui qualcosa di ben più importante si sarebbe interrotto.

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