Due generazioni troppo lontane e diverse

Quando la notizia è uscita in parecchi abbiamo pensato che fosse o fasulla, oppure buona per tenere vivo l'argomento "Schumacher il vecchio", anche adesso che i motori sono spenti e i giorni stentano a passare. Quella misteriosa fonte interna che disegnava il povero Michael con mal di mare ogni volta che usava il simulatore sembrava esagerata. In fondo è sempre un sette volte campione del mondo e l'immagine del super-eroe ci piace ancora. Il tedesco invincibile e inaffondabile, la perfetta macchia da guerra. E invece è arrivata la conferma.
La Mercedes in una nota ufficializza che Schumacher non può passare troppe ore davanti al simulatore, colpa di una fastidiosa cinetosi che colpisce ogni volta tenti di "gareggiare" in modo virtuale. Questa può essere la spiegazione dei mediocri risultati del 2010? Difficile credersi, visto che anche Rosberg deve per forza di cosa provare in pista le soluzioni che sceglie al simulatore, ma si può leggere questa notizia anche in un altro modo.
Michael in fondo, assieme a Barrichello, è l'ultimo esponente di quella generazioni di piloti che quando salivano su una monoposto si ritrovavano davanti un volante rotondo e a lato una piccola leva per il cambio. Tempi dove toccava domare mostri imbizzarriti senza aiuti elettronici, ammirare leggende viventi come Piquet, Prost, Senna. Un altro mondo che non può trovare congiunzione con quello odierno.
Più che comprensibile quindi il singolare fastidio di Schumi, trapiantato in un modo di vedere e vivere le gare del tutto fuori dagli schemi rispetto a quelli cui lui è cresciuto e abituato. E credo che la nausea la provino anche gli appassionati ogni volta che sentono parole tipo "computer, KERS, elettronica, simulatori", proprio come i piloti di una volta. Non sentirti solo Michael.

(Articolo di Riccardo Cangini)

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