Miracolo all'inglese

Questa è la storia di una mente pratica, Guy Anthony Vandervell, magari non un genio riconosciuto tipo Colin Chapman, ma un uomo che con il suo realismo e intelligenza si infilò nelle pieghe di quel periodo di stordimento tecnico di metà anni cinquanta, e che a furia di motore davanti o dietro, cavalli davanti o dietro alla carrozza, riuscì a sfiorare il colpaccio nel 1958 arrivando a vincere la coppa costruttori, e quasi vincere quello piloti con Stirling Moss.
Dopo aver sottoscritto con entusiasmo, competenze tecniche, e soldi, il nascente progetto Brm, ben presto decise di lasciare le indecisioni e la mancanza di chiarezza degli altri soci, uscendo dal sodalizio per mettersi in proprio. I primi anni furono spesi per carpire i segreti di chi in quel periodo - i primi anni cinquanta, ma in parte anche adesso - le macchine da corsa le faceva meglio degli altri: Ferrari. Le sue Ferrari erano conosciute come le "Thinwall Special", dal nome dei cuscinetti a guscio liscio prodotte dalla sua fabbrica, la Vandervell, casa che tra l'altro forniva quei cuscinetti anche alla stessa Ferrari.
La prima Vanwall vide la luce ne 1954, ma i risultati - quelli veri, non le comparsate a giri di distanza dal vincitore - arrivarono qualche anno dopo. Nel 1957 la squadra corse Vanwall schierava Stirling Moss, Tony Brooks, e Stewart Lewis-Evans: non male proprio. Moss in quell'anno vinse i Gp d'Inghilterra, d'Italia e di Pescara. Le Vanwall in pochi anni erano riuscite ad arrivare dove le Brm ancora stentavano persino a immaginare.
L'anno d'oro della Vanwall fu però il 1958 dove con Moss e Brooks collezionarono la magnificenza di sette vittorie nel campionato del mondo di Formula 1, aggiudicandosi il Campionato Costruttori, e sfiorando con Stirling Moss, quello piloti, vinto per un solo punto da Mike Hawthorn su Ferrari.
Quella fu l'ultima stagione delle Vanwall: come un fulmine a ciel sereno,  Guy Anthony Vandervell decise - su forte pressioni dei medici - di ritirare la squadra dalle corse e mettere fine a quella passione travolgente che stava mettendo a rischio persino la propria vita. Fu un vero e proprio shock per l'opinione pubblica britannica, convinta di aver trovato finalmente la casa capace di rivaleggiare con i "maestri" italiani.
Di Tony Vandervell, una persona con un gran gusto della vita e delle cose belle che essa riesce a elargire, in Inghilterra se ne sente ancora la mancanza.

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