Quel maledetto penultimo giro

Lo chiamavano "Super Swede", e già questo la dice lunga sulla considerazione di cui Ronnie Peterson nei primi anni settanta godeva nell'ambiente. A quei tempi esistevano poche certezze in Formula 1, la parola rischio era un concetto che un pilota poteva quasi toccarlo con mano, parlarci anche. Un paio di queste certezze però esistevano ed erano universalmente riconosciute: Jackie Stewart era il pilota più abile nel far fruttare in termini monetari la propria abilità in pista; Ronnie Peterson era la pietra di paragone per quanto riguarda le prestazioni in quella pista. Nel 1973 Peterson era semplicemente il più veloce di tutti, poche storie, nessuno avrebbe mai osato contraddire un'affermazione del genere.
Sull'onda dell'entusiasmo per le prestazioni di Peterson viene addirittura organizzato un GP nella fredda Svezia. Il circuito è quello di Anderstorp, pista ricavata da un piccolo aeroporto immersa nella foresta svedese.
La prima edizione, quella del 1973, vede come da logica "Super Swede", alla guida della sua Lotus 72 nero e oro, in pole position, e il giorno della gara in parecchi sono convinti che non ce ne sarà proprio per nessuno. 
Infatti al via Ronnie parte al comando, macina giri su giri senza che nessuna possa farci nulla, proprio come da pronostici e la sua fuga solitaria, per la gioia dei tifosi assiepati ai bordi della pista, sembra potergli dare finalmente la sua prima vittoria in Formula 1, e per di più nel GP di casa e nella prima edizione del GP di Svezia.
Una foratura lenta però gli tarpò le ali a soli due giri dalla fine, e in parecchi non poterono credere ai propri occhi quando la Mclaren di Hulme sopravanzò la Lotus nera di Peterson che in quei momenti sembrava assolutamente imbattibile. Che delusione per Ronnie.

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