Questa è vita

James Hunt dopo aver superato ogni genere di ostacolo poteva dire veramente di essere arrivato: era un pilota di Formula 1. Non solo, lo era di una squadra ufficiale. La Hesketh Racing, piccola, un po' sballata, ma sempre ufficiale.
E' appena iniziata la stagione 1974, e al primo Gp, quello d'Argentina, ha persino provato l'ebbrezza di essere al comando di un Gp. Quello che aveva sempre desiderato di fare della propria vita si sta materializzando: essere un pilota professionista.
James, abbigliato a suo modo - capelli arruffati, una t-shirt, e un paio di jeans parecchio malridotti - e un componente della squadra Hesketh arrivano nella hall di un lussuosissimo hotel di Rio in vista del secondo appuntamento della stagione, il Gp del Brasile. Quelli della hall al vedere il personaggio si preparano al peggio, un paio di guardie lasciano l'ingresso e con discrezione muovono qualche passo verso il bancone.
Peculiarità di Lord Alexander Hesketh, patron della squadra - e di riflesso anche di buona parte dei suoi addetti - era uno spiccato patriottismo, e pomposità distribuita in quantità fuori e dentro il paddock. Il personaggio del team, con una teatralità ormai studiata, sfodera un rotolo di banconote decisamente voluminoso.
Di colpo tutti i timori svaniscono, compaiono persino dei sorrisi, ai due vengono consegnate le chiavi di una delle suite più lussuose dell'albergo.
Una volta arrivati in camera, Hunt apre il frigo, stappa una bottiglia di vino, esce su un balcone da cui domina la spiaggia di Rio, sorseggia da un bicchiere. La serata è tiepida e stellata, domani dovrà recarsi al circuito per le prime prove, è quello che ha sempre desiderato di fare nella propria vita:
- Sai  una cosa?
Hunt si rivolge all'amico ancora all'interno della camera.
- Cosa?
Il tizio esce all'aria aperta, James indica il buio davanti a loro.
- Questa è vita.

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