Una giornata storta

Giornata infame quella del 16 maggio 1981 per René Arnoux. La pioggia non aveva smesso di cadere per tutto il giorno, una roba che in Belgio significa un'aria pesante e tetra che incupisce ogni pensiero; se poi si aggiunge che tutta quell'acqua gli ha impedito di qualificarsi per la gara di domenica.Un vero disastro.
Renè Arnoux in quel pomeriggio del maggio 1981 è al volante una macchina a noleggio, e sta uscendo abbacchiato dall'autodromo di Zolder, un luogo che l'anno dopo tutti lasceranno con ancor più mestizia nel cuore. Come se non bastasse, la coda di macchine in attesa di uscire dall'autodromo è parecchio lunga, e Arnoux non è certo dell'umore adatto per starsene in fila anche per uscira da quel posto.
Con un comportamento che quotidianamente si osserva in parecchia strade del nostro paese, Renè esce dalla coda di auto, ne sorpassa un certo numero, e poi si infila nel primo buco che si crea e che gli permette di rientrare nella giusta corsia.
Una macchina dietro la sua abbaglia, Arnoux guarda distrattamente nello specchietto centrale pensando a un fan in cerca di autografi. No, no, il tizio sembra invece molto arrabbiato, tanto che blocca la propria macchina a pochi centimetri da quella del pilota francese, le portiere si aprono, e l'uomo si piazza sul cofano della macchina di un incredulo Renè Arnoux. Una scena quasi da film.
Il pilota francese inizia ad urlare gesticolando, ma il tipo non sembra aver nessuna intenzione di lasciare la scomoda posizione. Allora Arnoux, deciso a porre fine quanto prima alla questione, inizia ad avanzare lentamente verso l'uscita. L'effetto non è quello sperato: il tizio invece che scendere dal cofano si aggrappa con forza ai tergicristallo.
A questo punto la situazione diventa surreale: la macchina con Arnoux alla guida, e un uomo inviperito appeso, si avvia verso la destinazione del pilota francese - l'albergo a pochi chilometri dal circuito - a una velocità che per fortuna di tutti e due si mantiene intorno ai 40 km/h
La macchina di Arnoux arriva a destinazione, il pilota non fa nemmeno in tempo a scendere che il suo estemporaneo passeggero si dilegua: Renè pensa che alla fine il tizio abbia deciso di lasciar perdere dopo lo spavento. Tutt'altro.
Non appena la polizia belga fa capolino nella hall dell'albergo, Alain Prost avverte il compagno di squadra,
- Mi sa che questi cercano te.
Arnoux, completamente estraneo a certe situazioni, non trova di meglio che rifugiarsi in cucina. A questo punto ha però inizio la singolare caccia al pilota.
- Chi di voi è Renè Arnoux? - chiede uno zelante poliziotto belga - tu?
- Oh no, io sono Jacques Lafitte.
Risponde Lafitte con un tono tra il seccato e il divertito.
Per farla breve, Arnoux viene condotto in caserma, dove trascorre la notte, e da dove viene rilasciato solo la domenica sera. Qualificato o no, per lui sarebbe stato proprio impossibile prendere il via del GP del Belgio.
- Se non altro i tergicristalli della macchina di Renè si sono dimostrati molto resistenti.
Questo fu il commento sdrammatizzante della PR della squadra Renault, Marie-Claude Beaumon, il giorno dopo.

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