Bisogna avere pazienza

Riportiamo indietro le lancette degli orologi. Proprio ora che si cominciava ad annusare l’odore di gomma bruciata e sentire il rombo dei motori, arriva la notizia della cancellazione del GP del Bahrain, con rinvio al 27 Marzo per la gara inaugurale in Australia sul circuito di Melbourne fra grattacieli, mare e qualche canguro, proprio come un tempo. Un tempo appunto, un passato che crea rancori e rabbia a molti degli appassionati di questo sport. Chi ha memoria narra di una categoria differente, che mai avrebbe incontrato tale problema per organizzare un gran premio, figurarsi la cancellazione a pochi giorni dall’evento. Una novità in tutto e per tutto, strettamente collegata alla voglia irrefrenabile di portare il prodotto Formula 1 lontano dalla sua cara e affezionata Europa.
Paesi esotici, deserti sconfinati, abbagliante ricchezza. Delle realtà diverse da noi per forza di cose, con una tradizione tanto bella quanto unica e un risveglio del popolo che sta portando a un fondamentale cambiamento. Giustissimo quindi fermare tutto e sperare che la pace torni in quelle terre, magari con un pizzico di democrazia in più. Ma il punto è che è inutile inveire contro la FIA e Ecclestone se questa gara non si farà. Non si poteva prevedere tutto questo nei contratti e tanto meno non si può tornare indietro. A tutti darebbe un immenso piacere rividere i tracciati storici di una volta (Imola, Magny-Cours, Kyalami), ma i tempi cambiano e il mondo è dannatamente vasto.
In fondo parliamo sempre di un mondiale e quindi è più che giusto che si voglia esplorare nuovi confini, dando possibilità a nazioni che prima si potevano solo sognare tutto ciò. L’unica cosa quindi è chiedere tracciati più intelligenti, che seguano la conformazione del terreno stile Spa, evitando comiche roccaforti di cemento firmate sempre e solo da Tilke. Ecco, questo noi tutti dobbiamo pretendere, mentre il resto invece è tutto conseguenza della modernizzazione. Inutile e dannoso arrabbiarsi, bensì sarebbe meglio sospirare e armarsi di pazienza, fiduciosi di assistere ad un altro bellissimo campionato che, alla fine, è la cosa che davvero conta. Oltre a una sana e robusta democrazia, ovvio.:)

(Articolo di Riccardo Cangini)

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