La sottile linea rossa - parte 1

E' così ogni volta che l'automobilismo si guadagna un posto in primissima pagina sui media italici, chiaramente per un motivo che non sia una vittoria Ferrari: tutti a ricercare attoniti un perché.
E' un brusco ritorno alla realtà. Lontano da occhi curiosi e telecamere invadenti, il mondo delle corse ha voluto ricordare a noi tutti quella parte oscura, dolorosa, che inconsciamente avevamo accantonato in questi ultimi anni: il rischio. Con l'avanzare della tecnologia questa parola è stata via via ridimensionata, scacciata e in parte rivalutata, ma non per questo è stato possibile eliminarla. Si corre, la velocità inebria i sensi e gli spettatori rimangono folgorati dallo spettacolo, grazie alla bravura ma anche il senso di sfida il pericolo, di superare i limiti conosciuti, da parte dei protagonisti. I piloti ne fanno una professione, trasformandosi in essere quasi immortali agli occhi di noi comuni esseri. Ma è solo un'impressione. Purtroppo il rischio qualche volta riesce a vincere la partita, e d'improvviso tutti ritornano uguali, spaventati e tristi, indifesi e un po' pazzi.
La storia della Formula uno ha visto tanti nomi venire cancellati in un attimo. Un filo che si spezza in pochi secondi, una leggenda che nasce nel pianto di migliaia di tifosi. Anche questo vuole dire gareggiare in fondo. Fa parte di un gioco matto che abbiamo cercato di rendere sicuro.
Fortunosamente ci siamo anche riusciti grazie a imponenti misure di sicurezza, nuovi materiali, ingegnosi studi. Tutto volto a dimenticare la parte brutta, amara, ad allontanare il dolore. Ma purtroppo non si potrà mai essere sicuri totalmente, e qualche incertezza rimarrà, dando più gusto ad una vittoria e maggior significato a qualsiasi impresa. La realtà è questa, e in una tranquilla domenica di febbraio l'abbiamo improvvisamente ricordato. Ed è per quello che il nostro tifo dovrà essere ancora più forte la prossima volta che i nostri eroi torneranno in pista, il rispetto ancora più immenso, la gioa nel vederli moltiplicata.
Viene tristezza sentire gente chiedersi del perché Robert fosse al via di quel rally, come se la cosa risultasse illogica. La risposta è semplice, il motivo è unico, lo stesso che lo porta a infilarsi nell'abitacolo di una Formula 1. E la logica è la stessa che da un secolo regola questa disciplina: l'automobilismo è uno sport crudele, tremendamente difficile, difficile per chi lo pratica, ma a volte difficile da comprendere anche per chi è semplice spettatore. Sicuri che Robert Kubica ritornerà a infiammare pista e cuori, perché di questa vita così particolare e folle noi tutti non possiamo farne a meno.

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