Piloti, non uomini

E adesso? E adesso tocca aspettare. Lo spavento è passato, le notizie brutte e crudeli svanite, rimpiazzate da fiducia e ottimismo. I medici sono rimasti sorpresi della risposta fisica mentre le persone più care a lui sapevano benissimo di che pasta è fatto. Robert Kubica non ha smesso di lottare, ma più i giorni passano più la sua diventa una sfida da vincere, una gara che adesso lo vede in testa, mentre gli inseguitori decimo dopo decimo si allontanano, lasciandolo solo in una cavalcata trionfale verso la vittoria. E' vero, siamo ancora nei primissimi giri e il gruppo è compatto e pericolosamente vicino, ma Robert sta andando forte, i giri sono veloci e la voglia di tagliare il traguardo assoluta. Possiamo quindi avere tra le mani una speranza vera e concreta, basata su fatti e non supposizioni.
I piloti d'altronde sono razza a sé. Umani perché composti di carne, emozioni e lacrime, ma anche supereroi, invincibili, coraggiosi, disprezzanti del pericolo e del rischio che, purtroppo, qualche volta gioca brutti scherzi. Ma è solo un contrattempo, un avvenimento non previsto che non riesce a fermare tanta forza e determinazione. Lo abbiamo visto tante volte questo film nella storia della Formula 1. Lauda, Nannini, Schumacher, Zanardi, tutti accomunati da infortuni più o meno gravi che li hanno privati per un po' di tempo del loro ossigeno fatto di benzina e adrenalina, ma è stato solo per poco. Potevano passare mesi o anni, ma poi il loro cognome puntualmente tornava dentro quel tabellone luminoso, a indicare con fierezza il loro ritorno alle gare, al confronto con gli altri. E lo stesso sarà anche per il polacco che continua a ridere e scherzare nonostante il male sia tanto e le ferite profonde. Vediamola quindi come una pausa, un break non voluto ma purtroppo successo. Poi tutto ritornerà come prima, con stessi vizi e passione, come se nulla fosse successo.

(Articolo di Riccardo Cangini)

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